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Il negozio sfoggia un'insegna cretina e trita: "Les
fleurs du mal".
Tuttavia il mio balcone è desolato.
Così decido, entro e mi guardo intorno. Non capisco niente di fiori,
erbette, botanica, o arbustelli: la commessa mi sorride, tutta quella
verdura m'incuriosisce.
Chissà, magari finirà per piacermi, prima o poi.
Compro un vasetto con garofani, almeno quelli li so riconoscere, i garofani
non fanno profumo, la commessa invece sì.
Compro garofani, quindi. Poi adocchio per terra, a sinistra, un'anfora
di vetro lavorato, che è piena di steli sormontati da roba appariscente,
come piccoli ombrelli coloratissimi.
Chissà se sono proprio fiori.
Belli, vero? - Fa la ragazza, con una voce che mi rimescola tutto.
Non so cosa rispondere, arrossisco come uno di quei cosi lì.
Debbo fare qualcosa, subito.
Allora mi tolgo il giaccone di pelle, lo passo da una mano all'altra per
prendere i garofani ed ecco che - ahi, ahi - quel giaccone urta il vaso,
che va di qua e di là per un paio di volte, indeciso, e finalmente
si abbatte, a frantumarsi sul parquet sintetico: un disastro.
Però lei mi sorride di nuovo, anzi minimizza, e si mette a pulire
con uno straccio. Ecco da dove arriva il suo odore: viene fuori dai capelli.
Articolo scuse di circostanza, e me ne vado gongolante.
Tre giorni dopo, ritorno.
Sembra contenta di rivedermi. Di nuovo quel suo effluvio.
Parlo lo stretto indispensabile, perché appena spiccico una sillaba
m'imporporo.
Non voglio spendere molto, così compro un bulbo di tulipano. Me
lo consiglia lei.
- E' facilissimo da far crescere, e vedrà che bell'effetto! -
Riesco
a sorriderle. Arraffo la busta con il bulbo, poi vado a colpo sicuro.
Quella scaffalatura all'entrata non mi sembra tanto sicura, sicuramente
è troppo carica di merce, quel gradino è traditore, così
nell'uscire - ahi, ahi - incespico, e mi trascino giù la scaffalatura
insieme a tutto il resto: una catastrofe.
Lei questa volta non sorride, mi guarda dritto negli occhi, e c'è
molta curiosità in quei suoi sguardi. Poi mi congeda, e aggiunge:
- Se torna, e non mi vede all'ingresso, chieda di Giovanna -
Aspetta che io esca, prima di cominciare a mettere ordine.
Arriva il sabato.
Sono sempre stato vittima dei colpi di fulmine. Non c'è bisogno
di chiedere di Giovanna, lei è in negozio.
Si è messa la gonna oggi.
Ha i capelli raccolti: quando entro, li scioglie.
Sul bancone è poggiata una boccia di cristallo grande, fragile,
bellissima.
Dentro un fiore stupefacente, una meraviglia che non conosco.
E' lì a bella posta, ci scommetto. La boccia sta tra me e lei,
ci fronteggiamo attraverso la sua trasparenza.
Mi avvicino, arrivo al bancone, poggio un dito sulla boccia ed è
come se le toccassi il cuore, a Giovanna.
Spingo, e la boccia rovina in mille frammenti.
Lei guarda la miriade di pezzettini di vetro dispersi per terra, poi torna
a fissarmi, finalmente lo dice:
- E va bene, ti sposo! -
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