Gigi
Bonisoli
Sopra una pagina
Di
notte, quando sono a letto, nel buio della mia
camera,sento due occhi che mi fissano, mi scrutano,
mi interrogano. Sono gli occhi della mia coscienza.
(Toto' - A livella)
Dai
che ce la fai. Dai che non è una brutta idea
Quanti folgorati da un intuizione o da un sentimento si ripetono questa frase
prima di cominciare a scrivere? Io spesso. Quasi sempre. Ho trasformato il
mio cervello in una macchina da scrittura, meglio dire macchina da scrivere.
A volte mancano dei tasti-lettera, ma come faceva il protagonista di Misery
di Stephen King le lettere mancanti le aggiungo a mano. Solo che tutto questo
ha un senso biblico
chi cavolo (cazzo) me lo fa fare di scrivere oggi?
C'è il sole, belle ragazze, l'estate
un motivo ci deve pur essere
forse è qualcosa che arriva da lontano, molto lontano.
Non serve. E' da mezz'ora che cerco di dormire e non ci riesco. Scrivere qui è una specie di droga. E' l'unica cosa che aspetto di fare con ansia. E' l'unica cosa che aspetto di fare con ansia. Oggi pomeriggio ho letto quello che ho scritto e mi è sembrato molto vivo. So che mi sembra vivo perché la mia fantasia interviene dove un altro non capirebbe. Voglio dire che è una questione di vanità. Ma a me sembra una specie di magia e non potrei vivere in questo presente. Impazzirei se lo facessi. (John Fowles - Il collezionista)
A volte faccio dei sogni e quando mi sveglio mi incazzo perché stanno svanendo e non riesco a trascriverli su carta. Questo perché sogno delle storie che sembrano libri. E sono pure belli. Lo comprerei un libro così. Baricco in Totem ha detto che noi scrittori (che modestia!!!) dobbiamo portare a casa una storia. Io credo a qualcosa che c'è già ma non tutti se ne accorgono. Serve una sensibilità particolare per sentirla e poterla restituire a tutti. Non è una trovata; quando però scrivo qualcosa che non è autobiografico mi sembra che sia veramente successa. In un altro luogo ma è successa. Allora riesco a metterla su carta. Diversamente gioco le carte che m'ha dato il buon Dio, la mia vita insomma.
Scrivere
non provoca tormento,
ma nasce dal tormento. (Montaigne).
Una volta, diciamo tempo fa, scrivevo solo poesie. Era uno sfogo irrazionale ma costante. Razionale ma sofferto. Dovevo togliermi un peso di dosso, e quello era il solo modo che conoscevo. Oggi non sono più capace di scrivere poesie e me ne dispiace. Quando però riesco a scrivere una frase che ha senso compiuto per un racconto o un romanzo la poesia torna ed è lì che mi guarda. Tutto è stato, negli anni, comunque una voglia di comunicare. Mi sembra una missione a volte. Se non scrivo non comunico quindi non esisto. Scrivo ergo sum.
Senza
lungi, amorevoli momenti trascorsi a sognare ad occhi aperti,
la vita diventa una macchina di ferro sterile e sbuffante. (John Powys)
Un piccolo dramma di cui mi sono accorto è che chi scrive spesso un è taciturno. Parla poco. Si stacca dal mondo reale e se ne crea uno suo, coi suoi personaggi e con le sue storie. Il mondo fa abbastanza schifo, perché non scriverne un altro. Forse è questo il sogno di chi scrive, o forse è il sogno che faccio la notte è non riesco a ricordare un mondo migliore. Ci saranno lo stesso assassini e ladri, principesse e cieli stellati, ma il motivo che spinge a fare qualcosa è molto più onesto di questo. La necessità di scrivere forse è la necessità di credere in qualcosa che altri non capiscono. Superman è un salvatore del mondo in calza maglia, Lois Lane è la vera sognatrice. Questo non so se ci sta nel contesto ma mi sembra una bella verità. La differenza tra lettore e scrittore, in fondo.