Alessandro Gabriele  Alessandro Gabriele

"Sogno o son desto…"
Dalla scrittura interiore alle soglie del testo.

Qualcuno ha appena terminato di scrivere un racconto. Un racconto di cui non conosce veramente l'origine, nato da pochi frammenti d'immagini che l'hanno abitato per giorni.
Sposta di lato la tastiera e rilegge. La storia di una rabbia adolescenziale tra lo squallore di strade di periferia e il recinto di un circo.
Lui è stato un adolescente abbastanza tranquillo, mai così rabbioso. Eppure si sente esausto e svuotato come se il destino violento della storia che si è appena compiuta fosse stato il suo.
Quel qualcuno rilegge ancora, cerca una risposta che non troverà nel livello testuale del racconto. Alla fine si abbandona allo sfinimento, rilassa i muscoli, accende una sigaretta. E la domanda resta a galleggiare sopra la sua testa senza che lui nemmeno l'abbia formulata:
dove passa il confine interiore tra ciò che ho vissuto realmente e ciò che ho solo immaginato?
E di cosa è fatto questo confine, si tratta di un portone blindato o è solo una tenda che svolazza nella corrente che fluisce libera tra due ambienti?
Sembrerebbe vera la seconda ipotesi, anzi probabilmente non c'è nemmeno una tenda a separare inequivocabilmente le stanze dell'esperienza.
Possiamo dire che è quasi un miracolo che noi non si scambi realtà e immaginazione…

"…siamo quello che siamo perché prima l'abbiamo immaginato…"
Non ricordo l'autore di questa frase, parole che possono apparire paradossali. Eppure è così, innumerevoli volte quest'affermazione è stata verificata empiricamente. Il nostro cervello sembra assegnare la qualità "vivido" a quella porzione di rappresentazioni mentali che sono correlate da un gran numero di dettagli sensoriali.
Rispetto al quesito del nostro aspirante scrittore, possiamo dire che la sua storia contiene certamente un'alta connotazione di elementi che, immergendosi nel punto di vista del personaggio adolescente, egli ha "visto", "udito", "provato" sulla sua pelle.
Probabilmente siamo di fronte a una ricchezza di elaborazione sensoriale che non appartiene a tanti momenti della sua vita che sono scivolati via senza che lui registrasse cose come: la qualità di luce dell'ambiente, la temperatura dell'aria, il tipo di suoni nell'etere, le sensazioni che ne ha ricavato.

Questa è una delle conclusioni empiriche cui è giunta la Programmazione Neurolinguistica, un Modello di osservazione accurata dei fenomeni comunicativi Intra e Interpersonali.
PNL non è una Teoria, non si occupa quindi del Perché, ma del Come/Cosa succede dentro di noi quando ci mettiamo in comunicazione col Mondo dei fenomeni e delle persone, reali o immaginari che siano.
Programmazione sta per "lavorio mentale", ovvero ciò che accade a ognuno di noi quando riceve un'informazione dal Mondo.
Neuro perché quest'operazione complessa è filtrata e governata dal nostro Sistema Nervoso attraverso i cinque sensi.
Linguistica in quanto l'Organismo fornisce sempre una risposta in termini verbali o non-verbali.
Le informazioni vengono raccolte dal cervello attraverso tutti i canali sensoriali, ma sono di norma elaborate e immagazzinate solo attraverso alcuni di questi canali. In questo lavorio incessante di decodifica della realtà, in sostanza, ognuno di noi privilegia l'utilizzo di una o due modalità sensoriali tra quelle disponibili all'organismo.

Affinchè il maggior numero di risorse cognitive, immaginative ed energetiche vengano rese disponibili all'organismo, è importante allenarsi a rendere consapevole l'attività elaborativa di tutti i nostri canali sensoriali, che si tratti della nostra vita vissuta o solo immaginata in funzione della comunicazione narrativa.
In diverse sindromi patologiche del comportamento(ad esempio le Fobie o l'Ansia sociale), è stata verificata una presenza massiccia di elementi rappresentativi Cenestesici(sensazioni "interne") a scapito di quelli Visivi che sono stati come "tagliati via" dal ricordo dell'esperienza.
Le diverse modalità sensoriali infatti corrispondono a diversi livelli di attivazione dell'organismo. In particolare: la funzione Visiva delimita e attiva lo spazio dell'Azione; la funzione Uditiva quello del Ragionamento, la funzione Cenestesica quello dell'Emozione.

Possiamo quindi parlare di una "scrittura interna" che nel corso della vita e attraverso il confronto con l'esperienza si imprime nella nostra mente fino a divenire la "Mappa" di ciò che siamo, delle nostre potenzialità e limiti come esseri umani.
Questa "scrittura interiore", che può essere resa "consapevole" e "reindirizzata" secondo strategie più utili ai nostri obiettivi(anche di scrittura), costituisce il substrato della nostra Identità, ed è anche di norma il primo passo dell'elaborazione immaginaria che operiamo prima di metterci a scrivere in narrativa.
E' verificato ancora empiricamente che, migliori o peggiori(non ne facciamo qui una questione di "stile"), le scritture che contengono parole o locuzioni che rimandano all'esperienza diretta dei cinque sensi hanno una capacità maggiore di coinvolgere fisiologicamente il lettore.
Inoltre, come si è già accennato, ogni lettore avrà uno o due sistemi di elaborazione sensoriale che predilige.
Nella comunicazione in genere e in quella scritta in particolare(che paga il pegno di non ricevere il messaggio direttamente sul canale Uditivo), utilizzare un linguaggio sensoriale "misto" garantisce la piena godibilità del testo ai "gusti sensoriali" di tutti.

Tutto ciò che abbiamo fin qui detto può valere come "piccola Grammatica" per la Comunicazione in genere, che sia tra noi e gli altri quando conversiamo o scriviamo, tra noi e noi quando riflettiamo o ricordiamo, tra noi e i nostri personaggi quando fantastichiamo su una storia.
In questi ultimi due casi, la questione si fa interessante e complessa poiché entriamo nel campo della Sintassi comunicativa Intrapersonale.
Siamo su una strana soglia bifronte, da un lato c'è l'accesso al giardino delle delizie creative, dall'altro può esserci lo sgambetto di un racconto che non trova conclusione o addirittura di quella specie di supplizio di Tantalo che il nostro autore di racconti chiama "blocco creativo".
Per brevità d'esposizione diremo solo che immaginando una storia, mentre Vediamo, Ascoltiamo e proviamo Sensazioni, è "come se" stessimo trasmettendo Azione, Cognizione ed Emozione ai nostri personaggi, "come se" li stessimo rendendo autonomi e protagonisti nel decidere lo sviluppo degli accadimenti della trama.

COME SE, due paroline magiche che innescano lo spazio della metafora. E cosa meglio della metafora può dialogare fecondamente con l'emisfero destro del nostro cervello, vero parlamento di ogni Sintesi, Sogno, Immaginazione?
Viviamo e scriviamo benissimo anche coll'emisfero sinistro, sede di ogni ragionamento analitico, della serialità, della logica.
Possiamo allenare questo o quel "muscolo", naturalmente, l'importante è fare esercizio e avere sempre il maggior numero di scelte possibili a disposizione.

Nel nostro breve excursus di "scrittura interiore" siamo arrivati alle soglie della penna, o della tastiera se preferite. Manca ancora un piccolo grande passo per muoverci verso la composizione del testo: la selezione delle parole e della sintassi linguistica.
Non so se il nostro autore di racconti ci stia ancora ascoltando. Se si, è probabile che gli sia sorta qualche altra domanda. Risposte ce ne sono ancora, moltissime.
Se siano utili o superflue può dirlo solo la sua curiosità, il raggio e il limite dei suoi obiettivi. Potremmo riparlargliene, magari una prossima volta.