Alessandro
Gabriele
"I
sensi dello scrittore"
Quando
sfioriamo il mondo con le nostre percezioni, quando le cose entrano in noi
modificando l'esperienza che abbiamo del vissuto, persino di notte, quando
sogniamo il teatro delle nostre marionette interiori, la mente opera con un
linguaggio e una grammatica di base estremamente semplice.
Tutti i processi di percezione, pensiero e immaginazione fanno operazioni
su codici sensoriali, vedono(V), ascoltano(A), provano sensazioni(S), riorganizzano
l'esperienza di sé e del mondo ordinando e memorizzando sequenze complesse
di VAS.
Anche la scrittura è un luogo di comunicazione a molti livelli che
gioca con il VAS. Si attira il lettore dentro un'esperienza di risonanza utilizzando
il fuoco di un'immagine, il parlato di una voce, la descrizione di un'emozione.
Lo stesso scrittore concepisce la sua traccia creativa utilizzando strategie
sensoriali. Capita di "sentire" una storia, di vedere un personaggio
in azione, di provare delle emozioni, di far funzionare l'immaginazione prima
di mettersi concretamente a scrivere.
L'attività "manuale" di scrivere utilizza un diverso registro
mentale. Ha relazione con la lingua e le strutture semantiche, con la logica
del pensiero, con l'obbligo di ordinare le immagini in una storia.
La narrazione scritta, dal punto di vista dello scrittore, è un complicato
processo di scelte che combina la funzione immaginativa con quella logica.
I VAS prodotti dall'immaginazione vengono selezionati da una sorta di "giudizio
critico" che riduce il tutto alla forma sintetica di una frase, nel recinto
di una storia.
In realtà, di ciò che il nostro personaggio fa, pensa, sente,
vede, è ben poco quello che riusciamo a tradurre in parole.
Così poco che certe volte la stessa funzione logica decide di interrompere
il processo creativo.
Ci si dice che quella vicenda non funziona, che il personaggio ha uno spessore
banale, che gli sviluppi sono incerti e i personaggi di contorno poco credibili.
La mente razionale rivela i suoi limiti. Lo scrittore si blocca. La Sensazione
è brutta, un VAS sensoriale ridotto a S negativo che chiude la porta,
impedisce ad altri suoni, ad altre immagini di entrare.
In realtà la funzione immaginativa è sempre attiva nella nostra
mente, l'istinto ha sempre la soluzione. Si tratta, in questo caso, di trovare
la strategia giusta per aggirare il blocco della logica.
Se si parte da un S- la prima cosa da fare è cambiare input sensoriale.
Abbandonare un attimo l'idea di scrivere, rientrare nel nostro personaggio
per continuare a Vedere e Ascoltare e registrare esperienze senza l'obbligo
di uno scopo.
Oppure abbandonare la storia e il personaggio, farsi colpire da qualsiasi
altro VAS e lasciarsi andare ad altri flussi immaginativi.
E' noto a tutti che un buon sistema per ricordarsi di quel nome che sta sulla
punta della lingua è "prendersi di sorpresa", pensare ad
altro e tornare sul nome improvvisamente.
L'inconscio conosce sempre la soluzione.
Essere consapevoli di questo è una risorsa decisiva nel cammino di
ogni scrittore e di ogni uomo.
Ognuno di noi utilizza delle strategie diverse per recuperare l'"ispirazione",
per costruire il giocattolo della propria storia, ed è davvero impossibile
affermare che ne esistano di migliori o peggiori.
Ancora una volta è la consapevolezza dei propri modi e dei propri limiti
che fa la differenza.
Ciò che si sa di certo è che, per la mente, un'immagine(V) ha
caratteristiche di velocità, persistenza ridotta, grande capacità
di attirare altre rappresentazioni. Un suono o un parlato(A) possono essere
più lenti e ricorsivi, più adatti a stimolare il richiamo della
memoria. Una sensazione del corpo, un gusto, un odore, un'emozione(S), possono
facilmente indurre l'esperienza di un viaggio a ritroso nel proprio tempo.
Il resto è gioco e sensibilità e vocazione d'esploratore. Il
resto compete alla nostra abilità di danzatori dell'invisibile. Alla
grazia con cui riusciamo a percorrere in equilibrio incerto il filo teso della
logica sullo strapiombo dell'immaginabile.