Alessandro
Ansuini
Gli scrittori della ragnatela
L'ascensione
avviene d'improvviso, e coglie chiunque alla sprovvista.
Si comincia, semplicemente, a pensare in letteratura, e ogni accadimento sfuma
nella gabbia di poesie in quartine, poi in una prosa sdrucciolevole, tematica,
si cominciano ad usare i puntini di sospensione.
Passa del tempo, si acquista un computer per esigenze svariate, si crea una
cartella dove cominceranno ad affluire tutti i mal di pancia e I sorrisi.
Si guarda a questa particolare deviazione con benevolenza, ma si preferisce
non farne parola con nessuno, dapprincipio, e si custodisce il segreto come
si potrebbe tenere un uccellino azzurro nascosto nella giacca.
Se viene posta la fatidica domanda: "sei uno scrittore?", essi inarcano
il labbro in una smorfia, declinando gentilmente l'affermazione su un discorso
meno personale, maledicendosi per aver lasciato sfuggire dal contesto la
propria forma terroristica di sopravvivenza sommersa.
Gli scrittori della ragnatela non sono scrittori, perchè non hanno
case editrici che li pubblichino. A volte non le desiderano nemmeno, vivono
un passo vicino a chiunque, spiano, annotano, trattengono il respiro e lanciano
il loro grido nel baratro di internet, ascoltando l'eco svanire in una scintilla
di microchip.
Gli scrittori della ragnatela si mangiano le unghie, sono turbolenti, sono
pazzi, sono vivi, e sognano.
Non hanno età definite, sono bambini in corpi da grandi, sono uomini,
sono donne, sono persone insospettabili.
Negli uffici, quando una lama di sole polveroso si versa dalla finestra, dimenticano
i profitti e le perdite e appuntano la loro visione su un foglio di Word.
I colleghi li spiano.
Si struggono dinanzi a un incontro fuggevole, uomini e donne, incontrano volti
che lasciano scappare via nel movimento del giorno, che fermano nel immobilità
di una pagina scritta, dopo averli pasteggiati in pensiero, come
si può fare per un sorso di vino rosso.
Gli scrittori della ragnatela non scrivono cose lunghe, hanno smussato la
loro capacità interpretative alle regole del "leggi di nascosto
e fuggi", e i racconti, che un tempo erano romanzi poco sviluppati ma
dalla consistenza
notevole, si sono ridotti, dopo infiniti lavaggi mentali nella lavatrice del
tempo che passa, in quadretti voraci di settanta righe.
Gli scrittori della ragnatela scrivono per qualcuno nelle loro stesse condizioni:
poco tempo e molta voglia di dare una sniffata di letteratura. I modem, purtroppo,
sono ancora troppo lenti anche per scaricare semplicemente
208 KB. E le cartucce per la stampante costano come sei grammi d'oro.
L'inconscia logica naturale li ha portati a deformare se stessi e le loro
creazioni, che uniscono in una solo nuovo colore poesia e prosa.
Si rubano immagini, si dipinge prosa schizoide, nutriente, per menti cibernetiche.
Gli scrittori della ragnatela sono I custodi del linguaggio e hanno deviazioni
dolcissime: annusano libri nelle biblioteche, parlano con ragazze tragiche
su freddi gradini invernali, annotano notti piovose a new york, non
rispondono alle domande poste da ragazzine con i capelli rossi.
Essi sperimentano liberi come dei in una pagina di Word, liberi di cambiare
incollare tagliare aggiungere centrare anteporre sezionare mutilare qualsiasi
pensiero, divenuto frase, divenuto concetto, divenuto immagine,
divenuto quella sorta di ibrido che non è una racconto, e non è
una poesia, ma una fotografia in lettere di un emozione.
Essi vivono vite sommerse, sono dappertutto, e combattono la loro battaglia
in solitudine, dinanzi alla piccola dama bianca.
In pratica sono, come la maggior parte delgi uomini, addetti agli ingranaggi
del mondo, ma i loro occhi nascondono il segreto, i loro occhi virtuali sono
fissi alla pagina bianca, il loro pensiero volto all'unica ambizione che possiedono,
e che non possono rivelare ad alcuno, come appartenenti ad una setta: scrivere
una riga ancora. Un giorno dopo l'altro. Rompere l'assedio bianco del foglio
per pura soddisfazione personale, artigiani delle parole, in lotta contro
i centri commerciali dell'editoria.
Respirano di un uguale respiro.
Silenziosi, silenziosi, silenziosi.
Sono dappertutto.
Dinanzi a uno specchio, la loro parte reale, è quell'immagine che ripete
i loro gesti, quella mancina, mentre loro sono destri dalla nascita, e viceversa.
Bambini incastrati in corpi da grandi, che dormono sonni apparenti.
Sognando. Sognando. Sognando.
Gli scrittori della ragnatela non esitono nel mondo reale, gli scrittori della
ragnatela non si sveglieranno mai.
Le loro ombre proliferano nel mondo della ragnatela che è senza tempo,
senza carne, senza luogo, proprio come dio, ed è, ad un tempo, dappertutto,
proprio come dio.
Nessuno sa dove stanno andando.