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Addio alla Danza

Autore
e Voce
Susanna Gianpistone


 
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Susanna
Gianpistone
 



Ho letto i quadri.
I voti sono insufficienti.
Vuol dire bocciata. Scartata.
Non adatta a proseguire.
Mia madre è aldilà della porta a vetri smerigliata.
Parla con la mia insegnante, ma non riesco a capire cosa si dicono.
Sento le lacrime che mi scorrono sul viso, infinite.
Non voglio più vivere. Dio non esiste.
Se sapessi bestemmiare lo farei, ma ho solo dodici anni e mezzo.
I miei muscoli si tendono come stantuffi, durante le lezioni.
Il giorno degli esami è presente in sala la direttrice.
Indosso le scarpette di pelle.
Le suole di cuoio lasciano impronte di sudore dove poso il piede.
Nello sforzo sovrumano bisogna sorridere.
E io sorrido, con tutta l'energia che ho, quella che mi resta.
Mentre occhi gelidi mi guardano, fermandomi il cuore nel petto.
Non c'è amore in quegli occhi.
Mia madre ha terminato il colloquio con la mia insegnante, che esce in giardino a salutarmi.
Nell'azzurro dei suoi occhi leggo pietà e compassione.
Il mio sguardo offuscato dalle lacrime non riesce a comunicarle la mia rabbia.
Vorrei dirle:
"Vi odio! Vi odio tutti!"
Ma non riesco a parlare.
Mi trema il mento mentre piango senza emettere un suono.
Sono morta.
Non vedo altro che la fine della mia vita.
Uscirò da quel giardino, dove ho riposto tutte le mie ambizioni e mi spegnerò come una candela.
Mia madre mi parla... mi parla, io non capisco nulla, sento solo un fuoco dentro, mentre cerco di smettere di piangere solo per non dover sentire la calma ottusa della sua voce che cerca di convincermi a calmarmi.
E' da lì che ricostruisco la mia vita, camminando su frammenti di vetri.
Non so dove appoggiarmi senza ferirmi.
Sono un vegetale per qualche mese.

Molti anni dopo, ad un'esercitazione in una scuola di recitazione, cerco di raccontare questa esperienza.
Sono seduta nello spazio scenico, gli occhi di tutti puntati addosso.
Una luce impietosa mi scava la faccia.
" Ecco io... andavo all'Accademia Nazionale di Danza, ero al terzo anno, fui bocciata . Pensai : Dio non esiste!" ...

Dentro di me ritorna infinito, lo stesso dolore... sento che sarò stata scartata per sempre... per sempre... gli occhi di nuovo pieni di lacrime.
Non riesco a continuare a parlare. Piango.Esponendo il mio dolore come una violenza subita.
L'insegnante interrompe l'esercitazione dicendo:

"Il teatro è comunicazione,si capisce che è un ricordo molto presente, ma non tu sei riuscita a comunicarlo!"

Questo detto a caldo, mentre torno nell'ombra.
E' finita, ancora una volta...
Anche in quell'occasione, dopo un mese e mezzo dall'inizio della scuola di recitazione, c'è una
selezione.
Tutti si affollano davanti ai quadri... io ho paura di leggere il mio nome tra gli
esclusi dal corso.
Vedo le facce degli altri.
Chi esulta, chi piange, chi abbraccia lo sconfitto...
Finalmente la folla si dirada.
Leggo il mio nome.
E' esattamente dove deve stare. Tra gli esclusi.
Non riesco a piangere.
Alcuni vanno ad ubriacarsi.
Io resto nella scuola, vado nei camerini.
Si avvicina una di quelle che ce l'ha fatta.
Io sono lì. Con gli occhi vitrei. Impietrita.
Lei si avvicina e mormora soltanto:"Mi dispiace..."
Lei. Che ha fatto di tutto per farsi notare.
Che ha commosso tutti raccontando dei suoi genitori sordomuti.
Bella.
Intelligente.
Che finge di essere dispiaciuta per me.
Sento il cuore che mi esplode in un grido.
"Non ti avvicinare! Vattene via! Non mi toccare!"
Sono morta un'altra volta.
Sono sui vetri taglienti.
Sono spezzata. Negata.
Non sono.