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Pozzi
Tommaso |
Silverio
Petruzzellis |
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Sono
nato dalla mano grinzosa di un vecchio. Una voce di bambino mi ha dato
il nome: uomo di neve. Per alcuni giorni ho vissuto solo in loro compagnia.
Poi è arrivata una classe della scuola vicina. L'insegnante mi
ha presentato. Gli alunni mi hanno vestito con una sciarpa di lana rossa
e un cappello di feltro. Mi hanno appiccicato bottoni e nastrini. Mi hanno
messo in mano un bastone da passeggio che subito mi ha fatto venir voglia
di camminare. Da quando le perline d'acqua che si staccano dal mento si sono fatte più frequenti sono cominciati gli incubi. Di giorno sono sempre stanco e il freddo della notte non è più in grado di ridarmi la forza. I bambini sono diventati noiosi, non sopporto più le palle di neve che scagliano contro il mio corpo flaccido. Penso a come era bello prima quando il gelo mi dava la speranza di vivere a lungo. Non voglio diventare acqua, non voglio finire nel nulla. Mi agito e sogno. Una
grande stanza piena di luce. Io sono lì al centro, di marmo. Bianco
come la neve. Passano dei bambini, tanti bambini, una folla. Quando mi
vedono si mettono a ridere. Non capisco perchè. Allora mi arrabbio,
cerco di farmi riconoscere. Un
brivido mi scuote.
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