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Brividi  - Grafica di Andrea "Zork"  Abbà
Autore
Pozzi Tommaso
Voce
Silverio Petruzzellis
 
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Pozzi
Tommaso
Silverio
Petruzzellis
Andrea - Zork - Abbà Grafica di A. Zork Abbà


Un brivido mi scuote: sotto il sole del pomeriggio, per la prima volta, una perlina di acqua si è staccata dal mento e mi è caduta sul petto, poi è scivolata zigzagando lungo tutto il corpo lasciandosi dietro un solco di tristezza.

Sono nato dalla mano grinzosa di un vecchio. Una voce di bambino mi ha dato il nome: uomo di neve. Per alcuni giorni ho vissuto solo in loro compagnia. Poi è arrivata una classe della scuola vicina. L'insegnante mi ha presentato. Gli alunni mi hanno vestito con una sciarpa di lana rossa e un cappello di feltro. Mi hanno appiccicato bottoni e nastrini. Mi hanno messo in mano un bastone da passeggio che subito mi ha fatto venir voglia di camminare.
Tutti i bambini del quartiere sono venuti a trovarmi, anche le mamme con i passeggini. Sono divenuto un personaggo famoso.
Al mattino i bambini che vanno a scuola passano a salutarmi:
- Ciao, uomo di neve.
Fa un certo effetto sentirsi chiamare per nome!
Durante il giorno ascolto le chiacchiere della gente che mi gira attorno. Di sera faccio il conto delle finestre che via via si chiudono e mi lascio penetrare dal freddo. E' col buio della notte che mi torna tutta la forza e tutta la voglia di vivere.

Da quando le perline d'acqua che si staccano dal mento si sono fatte più frequenti sono cominciati gli incubi. Di giorno sono sempre stanco e il freddo della notte non è più in grado di ridarmi la forza. I bambini sono diventati noiosi, non sopporto più le palle di neve che scagliano contro il mio corpo flaccido. Penso a come era bello prima quando il gelo mi dava la speranza di vivere a lungo. Non voglio diventare acqua, non voglio finire nel nulla. Mi agito e sogno.

Una grande stanza piena di luce. Io sono lì al centro, di marmo. Bianco come la neve. Passano dei bambini, tanti bambini, una folla. Quando mi vedono si mettono a ridere. Non capisco perchè. Allora mi arrabbio, cerco di farmi riconoscere.
- Sono l'uomo di neve, non mi riconoscete, abbiamo giocato tante volte insieme.
Grido.
Grido ancora.
Grido i loro nomi.
Li conosco tutti quei bambini.
Ancora li chiamo per nome, li supplico.
Quelli continuano a ridere e a dire oscenità nei miei confronti.
Divento furioso, comincio a gonfiare, sento che sta per succedere qualcosa.
Scoppio. Una scheggia di marmo colpisce un bambino biondo che cade a terra col volto insanguinato.
Tutti scappano, il bambino rimane a terra.

Un brivido mi scuote.
Una palla di neve mi ha staccato il braccio.
Non ho più la testa.
Qualcuno comincia a camminarmi addosso.