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Caffè
Autore
remote - L. Cristiano
Voce
Ermes Scaramelli
 
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remote -
L. Cristiano
Ermes Scaramelli
 

 

Tutto così familiare.
Il suo modo di camminare, di lasciar scivolare la tracolla della borsa lungo la spalla, il suo scostare la sedia.
L’avevo osservata dal momento in cui era entrata nella caffetteria, dove sedevo ad un tavolo d’angolo, cercando di scaldarmi le mani attorno ad una tazza fumante.

Lei iniziò a sedersi, di sbieco come sempre, ed era sul punto di accomodarsi la gonna, quando si accorse di me.
Un sorriso sorpreso le allagò gli occhi, e i rumori, la musica, le chiacchiere che avevano affollato la sala fino a quel momento, si fecero da parte.
Si rialzò, prese la borsetta, e venne a sedersi di fronte a me.
Aggrottò la fronte come a trattenere i pensieri, poi spostò una ciocca di capelli e lentamente, si fece più vicina sbirciando fra le mie mani.

.. Vediamo, lasciami indovinare…
Caffè nero, doppio, senza zucchero.
Devono conoscerti bene, non ti hanno neppure portato il cucchiaino.

Io rimasi con un groviglio di parole a incresparmi le labbra, e riuscii solo a dire.

. Sono quasi di casa, ormai.

Si guardò intorno, come a cercare fra i tavoli una prova di quanto le avessi appena detto, poi prese distrattamente a scorrere la lista delle consumazioni.
Decise di non scegliere e la posò.

.. Ordina tu per me.

Io lasciai che la mia attenzione si dilatasse, fino a comprendere il cameriere che ci aveva raggiunto.
Ma solo per un attimo, giusto il tempo di ordinare.

. Un the speziato, cannella e chiodi di garofano possibilmente.
Niente latte, miele, d’acacia.

Lei ricominciò a parlare, ed io seguivo il suono della sua voce, senza quasi ascoltare quello che diceva.
Vedevo la sua bocca muoversi, lenta, quasi inutile, e leggevo le sue mani, il ritmo del suo respiro, il suo continuo cambiar posizione.
La teiera comparve d’improvviso fra le sue mani, e io non mi accorsi di quando o chi l’avesse portata.

.. Mi sposerò ad Aprile.

Non so perché, ma la vidi vestita di bianco, con un vortice d’aria e di luce a spettinarle i capelli

. Sarà un giorno bellissimo, pieno di sole e di vento.

.. Si, forse.
E tu?

. A Settembre.

.. Questa volta sarà per sempre.

. Non lo so.
Non riesco a vedermi vecchio con nessuno.

Non c’era sorpresa, né compiacimento nel suo sguardo.
Solo la consapevolezza di essere ancora presente, intatta, nelle consuetudini dei miei giorni.
E che anche io ero lì, nei gesti che consumavano i suoi minuti, dietro i pensieri che riempivano i tempi di attesa tra la vita reale e quella sognata.

Il tempo di quel the si perse ad osservarci, in equilibrio, fra il solo passato che ci era stato concesso, e la possibilità di scegliere quale domani progettare.
E così ci salutammo in fretta, quasi senza guardarci.
Sapendo che anche senza volerlo, ci eravamo dati un appuntamento, poco più in là nel tempo.
Senza bisogno di stabilire un motivo, un giorno o un luogo.
Sapendo che la strana geometria delle nostre strade, ci avrebbe fatto camminare distanti, a percorrere gli stessi passi.

Restai a guardarla mentre usciva, moltiplicata dai riflessi nei bicchieri e nelle gocce di pioggia sulle vetrine.
Fuori, il freddo la rimpicciolì nel cappotto, pochi istanti prima che il nostro futuro potesse raggiungerci.
E senza sentire ragioni, ci portasse via.
Insieme.