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remote
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L. Cristiano |
Ermes
Scaramelli
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Tutto
così familiare. Lei iniziò
a sedersi, di sbieco come sempre, ed era sul punto di accomodarsi la gonna,
quando si accorse di me. .. Vediamo, lasciami
indovinare… Io rimasi con un groviglio di parole a incresparmi le labbra, e riuscii solo a dire. . Sono quasi di casa, ormai. Si guardò
intorno, come a cercare fra i tavoli una prova di quanto le avessi appena
detto, poi prese distrattamente a scorrere la lista delle consumazioni. .. Ordina tu per me. Io lasciai che
la mia attenzione si dilatasse, fino a comprendere il cameriere che ci
aveva raggiunto. . Un the speziato,
cannella e chiodi di garofano possibilmente. Lei ricominciò
a parlare, ed io seguivo il suono della sua voce, senza quasi ascoltare
quello che diceva. .. Mi sposerò ad Aprile. Non so perché, ma la vidi vestita di bianco, con un vortice d’aria e di luce a spettinarle i capelli . Sarà un giorno bellissimo, pieno di sole e di vento. .. Si, forse. . A Settembre. .. Questa volta sarà per sempre. . Non lo so. Non c’era sorpresa,
né compiacimento nel suo sguardo. Il tempo di quel
the si perse ad osservarci, in equilibrio, fra il solo passato che ci
era stato concesso, e la possibilità di scegliere quale domani
progettare. Restai a guardarla
mentre usciva, moltiplicata dai riflessi nei bicchieri e nelle gocce di
pioggia sulle vetrine. |
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