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Cicletta


Autore
e Voce
Giorgio Sommariva



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Giorgio
Sommariva
 
Fuori di città, in piccoli paesi di campagna, è facile incontrare vecchi e bambini girare in bicicletta. I ragazzini sono speciali perché prendono le bici dei genitori e lavorano di gambe, di sbieco, in mezzo al triangolo del telaio, e la bicicletta cammina tutta di traverso. I vecchi invece viaggiano con biciclette da donna, perché è più facile salirci sopra.
C'è da ridere a vedere le bici dei cittadini, scintillanti arnesi di metalli speciali, con impianto elettrico, portapacchi, copricatena e altre diavolerie come il cambio di velocità, come se si potesse fare meno fatica.
La vera bicicletta deve pesare almeno trenta chili, scrostata di vernice vecchia, deve avere un solo pedale e dell'altro resta solo il perno levigato dalla suola della scarpa, unica cosa luccicante nel complesso di ruggine, graffi e anni di pedalate in salita sui sassi.
Il manubrio, privo di manopole, non deve essere perpendicolare alla ruota ma stortato a destra o a sinistra. La vera bici deve avere il paraspruzzi sui parafanghi fatto con il budello delle ruote vecchie.
La vera bici non ha freni, i copertoni lisi con qualche bolla, e si muove quasi a sussulti, ma su una strada di campagna viaggia liscia come l'olio.
Certo è che una bicicletta di campagna non darà mai spettacolo come quella da corsa, sarebbe come mettere sullo stesso piano la ballerina e la contadina.
Ma la vera bicicletta è come il pane buono di grano duro, difficile da masticare, ma che ti riempie la pancia e ti fa vedere le cose piano, come l'ombra dei raggi che girano lenti, riflessi sulla strada, e tu che ti godi il sole o la pioggia, o quel diavolo che ti capita.