Regala questo racconto a qualcuno > e-mail <
@2001 Voices.it

 

Di volo  -  Grafica di Andrea "Zork"  Abbà
Autore
Alessandro Gabriele
Voce
Francesco Tadini


Download MP3 di Di voloStreaming audio di Di volo
Alessandro Gabriele
Francesco
Tadini
Andrea - Zork - Abbà Grafica di A. Zork Abbà



Se non dai via subito questa palla qualcuno te la schiaccerà sulla caviglia.

Saranno stelle di dolore nel migliore dei casi.

E fischi che piovono dall’alto perché mancano una spruzzata di minuti alla fine del gioco.

E il compagno libero non ce l’hai.

Colpa sua dei suoi polmoni sfiniti se lo schema non si chiude.

Ma la palla che brucia balla tra i tuoi piedi.

La danno a te quando la trama non trova sbocchi.

E questa è la tua città dove nulla ti si perdona.

E il muretto su cui facevi rimbalzare la palla più grande di te è diventato d’incanto una muraglia impressionante di spalti.

Ci sono migliaia d’occhi sgranati lassù.

E pochi influenti manichini che mangiano parole di carta.

Lo sai come fanno.

Ti ossequiano e ti invitano.

Poi ti prendono in giro per le parole che non sai mettere in fila.

Ti conviene correre correre.

Scattare oltre la muta dei pensieri che ti premono addosso.

Gettarti a corpo morto sul muro dei centrocampisti che ringhiano.

Farti largo a spintoni e prendere calci e sputi e apprezzamenti su tua madre.

Restare in piedi alzare la testa e lanciare la palla laggiù dove t’è sembrato di vedere che sta arrivando di corsa l’ala.

Corri e fingi e lancia anche se non sei sicuro.

Tanto l’odore dell’erba è uguale a quello di tutti i campetti del passato.

Ci sono stati pomeriggi in cui non smettevi mai di calciarla quella pallaluna.

Solo perché non avevi altri gesti da offrire alla piazzetta.

Solo inciampi di labbra e risate che ti scuotevano.

E musi di ragazza che se ne andavano a braccetto dei più navigati.

E tu rosso dai contorni gialli fermi la corsa.

Palla come luna come una stupida luna.

Proiettata in un tempo vastissimo che solo tu adesso riesci a scorrere.

E lei che torna verso di te su una traiettoria altissima incisa nel cielo d’aprile.

Fanno male gli occhi a guardarla.

Mentre s’arrampica contro le nuvole e sfiora di carezza il disco del sole.

Intorno l’istante immobile dei respiri sospesi.

Troppo grandi loro.

Troppo piccolo tu a cavallo di secondi che sgroppano come minuti.

La palla ha oltrepassato il sole e cade lenta verso di te.

Luna di un destino minore sul punto di precipitarti addosso.

Ci sono venti metri e parecchi giocatori fra te e la rete morbida.

Se non rialzi la testa non la prenderai mai.

Se cerchi di fermarla adesso qualcuno di rabbia te la toglierà.

Non sai come prenderla no non lo sai.

Non sai come sarebbe stato avere i gesti e le parole giusti per mollare la palla al muro.

E andartene sottobraccio a quelle ragazze stordendoti di profumo.

E forse non saresti qui.

A sbilanciare piano il corpo per accoglierla ad aver paura di non incontrarla.

Ma ancora l’odore dell’erba è uguale a quello di tutti i prati del passato.

Lo senti scivolare dentro fino a toccare una zona di te che non t’appartiene.

Mentre la luna adesso è lì.

Fotogramma isolato sul dorso del tuo piede.

E tu respiri sul culmine di un’estasi.

Anni e anni prima fino a pochi istanti dopo.

Ti vedi correre incontro le stagioni nel sogno di un boato.

Il resto è magia che scaglia la luna.

Occhi lenti che la rincorrono.

E intrecci di rete che si gonfiano di morbidezza.

Boato e stupore.

Giallo e rosso che schizza dalle tribune.

E’ gol Francesco.

Il più incredibile.

Di volo.