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E'
stato il mio destino.
Da sempre.
Io sarei diventato Papa.
Quando sono nato ho evitato di piangere, solo un paio di strilli per capire
come si facesse a respirare.
Un bimbo tranquillo, di quelli che ogni genitore vorrebbe, sveglio ed
intelligente.
Non appena ho potuto, sono diventato un assiduo frequentatore dell' oratorio.
Mi ricordo che il parroco era orgogliosissimo di me e non perdeva occasione
per dirlo ai miei genitori.
Da li', diventare chierichetto e' stato uno scherzo.
Mi ricordo la Prima Comunione, i parenti che parlavano in dialetto dicendo
"e' proprio un bravo bambino". Mi ricordo le lezioni di catechismo,
quando non c'era pioggia, neve o vento che potesse fermarmi, non c'era
raffreddore in grado di tenermi a casa.
Mi ricordo sempre presente, in piedi, mentre faccio il Segno.
Mi ricordo la Cresima, con l'Olio Santo che, dalla fronte, mi cola in
un occhio e brucia, profetico, tentando di fermare la mia vocazione.
E penso "caro Vescovo, lo sai che hai appena cresimato il futuro
Papa?".
Poi mi ricordo le reazioni alla mia irrevocabile decisione di entrare
in seminario.
Chissa' perche', fino a quando sei un bambino, sono tutti contenti se
vai in
chiesa e all'oratorio, mentre poi, se diventi grande e dici che vuoi diventare
prete, ti guardano come se fossi un pazzo. "ma sei sicuro",
"butti la tua
vita", "un ragazzo cosi' intelligente, poteva diventare un ingegnere"
e tantissime altre considerazioni dello stesso tenore. Ricordo la mia
famiglia e
gli amici in lacrime mentre prendo i voti. Neanche fossi morto di terribile
morte, quel giorno...
Ricordo
la vita del futuro pastore, lo studio continuo, il lavoro, le irriferibili
cose che si dicono e si pensano in seminario, ricordo atti che invece
si
fanno senza dire o pensare. Un posto ideale per maturare in me la forza
che mi ha accompagnato fin qui e la convinzione che lo scopo della mia
vita
fosse quello, predeterminato, di diventare Papa. Poi, come in un film
del quale si conosca gia' il finale, mi rivedo officiare la prima Santa
Messa nella
mia piccola chiesa di campagna e benedire il Corpo ed il Sangue, mentre
dentro di me gioisco e rido e so che, un giorno, io saro' Papa. La mia
e' una
vera vocazione. Mi faccio strada, nelle alte sfere si parla di me, sono
decisamente in gamba, comincio a conoscere gente che conta. In un lampo
passano anni, sono Vescovo e sto ufficiando la Messa di Natale nella Basilica.
Chiudo ancora gli occhi e quando li riapro sono Cardinale. Ed ecco
finalmente la fumata bianca. Sono arrivato, Alleluia, Amen, In Alto I
Cuori. Non e' stato cosi' difficile, dopo tutto...
Tra
pochi secondi mi sporgero' dalla Finestra, e il Mondo mi vedra' mentre
mi segno. Il Segno del mio Vero Padre e' fatto con la mano sinistra, ed
e'
composto da quattro tocchi: sui genitali, sulla fronte, sulla spalla destra
e poi su quella sinistra. Dopo il Segno, il primo rito sara la Maledizione
Urbi Et Orbi, poi bestemmiero' Iddio Nostro Signore ed annuncero' la Pasqua
di Satana, poiche' Io sono l'Anticristo e la Bestia ed il mio Numero e'
il Numero dell'Uomo e questo Numero e' Seicentosessantasei.
E'
una vera fortuna, pensandoci, che io, protetto dal mio Vero Padre, non
abbia dovuto andare mai dal dentista. Qualcuno si sarebbe sicuramente
accorto del dente che troneggia, solo, nel mezzo del mio orrendo palato.
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