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L'incubo
sfumava dal sonno di Hannah.
Come
ogni notte, era salito a visitarla staccandosi da una profondità
sconosciuta e l'aveva tormentata coi suoi malefici. Poi era svanito, lasciandole
il respiro mozzato e l'addome contratto come per un calcio ben assestato.
Ma non l'aveva svegliata del tutto.
Solo un lembo estremo della sua coscienza vi era rimasto impigliato.
Eppure un rivolo d'angoscia si era mescolato al sonno e lo aveva reso
fragile come una velina.
In
cerca di un po' di sollievo Hannah si girò sull'altro fianco, sospirando.
E fu allora che un grido raccapricciante, lanciato da chissà dove,
irruppe nel suo cervello come un fendente.
Gli occhi sbarrati sul buio, Hannah sentì il terrore dilagare ed
inchiodarle al letto i polsi e le caviglie.
E una nuova fitta di paura la irrigidì quando l'urlo squarciò
l'aria una seconda volta e poi ancora, sempre più rauco e strozzato.
Col
corpo ghiacciato Hannah vigilava.
Le
era sembrato che il grido provenisse dalla campagna intorno: forse il
rantolo di un disgraziato aggredito per strada … o il latrato di uno sciacallo
che chiamava il branco per vuotare una carogna…
Poi il guaito di un animale lontano si levò davvero dalla pianura
disabitata.
E, in confronto a quello, l'urlo che l'aveva assalita le parve più
vicino, molto più vicino a lei di quanto avesse pensato fin dall'inizio.
In preda al panico Hannah cercò con tutte le forze di riordinare
le sue percezioni: il buio e il risveglio improvviso le avevano procurato
un'allucinazione, trasformando in un grido lontano il gemito affannoso
di qualcuno che agonizzava lì nella sua stanza.
Ma chi?
Attorno a lei, nell'oscurità, c'erano soltanto oggetti inanimati:
mobili, carte, la bottiglia d'acqua sul comodino…
Poi
in un lampo capì: la bottiglia!
Il gas, mescolato all'acqua, premeva per uscire dal tappo semichiuso e
sfiatava a poco a poco, rantolando.
Hannah stava per ridere di sé e del suo abbaglio, ma qualcosa la
trattenne: ripensò al suo incubo, al dolore irrisolto che ogni
notte la afferrava alla gola mozzandole il fiato; e a quel punto il respiro
affannoso della bottiglia le parve risuonare nell'oscurità di nuovo
come un grido lancinante, un appello che poteva essere anche suo.
Tolse
il tappo alla bottiglia, che subito smise di ansimare.
E il silenzio della notte si rimarginò di colpo attorno a lei,
avvolgendola come una trapunta.
All'alba, il fiume nero del sonno le chiuse gli occhi, lentamente.
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