Regala questo racconto a qualcuno > e-mail <
@2001 Voices.it

 

Mal comune
Autore
Elisabetta Sartori
Voce
Ermes Scaramelli
 
Download MP3 di Mal comuneStreaming audio di  Mal Comune
Elisabetta
Sartori
Ermes Scaramelli
 

 

L'incubo sfumava dal sonno di Hannah.

Come ogni notte, era salito a visitarla staccandosi da una profondità sconosciuta e l'aveva tormentata coi suoi malefici. Poi era svanito, lasciandole il respiro mozzato e l'addome contratto come per un calcio ben assestato.
Ma non l'aveva svegliata del tutto.
Solo un lembo estremo della sua coscienza vi era rimasto impigliato.
Eppure un rivolo d'angoscia si era mescolato al sonno e lo aveva reso fragile come una velina.

In cerca di un po' di sollievo Hannah si girò sull'altro fianco, sospirando.
E fu allora che un grido raccapricciante, lanciato da chissà dove, irruppe nel suo cervello come un fendente.
Gli occhi sbarrati sul buio, Hannah sentì il terrore dilagare ed inchiodarle al letto i polsi e le caviglie.
E una nuova fitta di paura la irrigidì quando l'urlo squarciò l'aria una seconda volta e poi ancora, sempre più rauco e strozzato.

Col corpo ghiacciato Hannah vigilava.

Le era sembrato che il grido provenisse dalla campagna intorno: forse il rantolo di un disgraziato aggredito per strada … o il latrato di uno sciacallo che chiamava il branco per vuotare una carogna…
Poi il guaito di un animale lontano si levò davvero dalla pianura disabitata.
E, in confronto a quello, l'urlo che l'aveva assalita le parve più vicino, molto più vicino a lei di quanto avesse pensato fin dall'inizio.
In preda al panico Hannah cercò con tutte le forze di riordinare le sue percezioni: il buio e il risveglio improvviso le avevano procurato un'allucinazione, trasformando in un grido lontano il gemito affannoso di qualcuno che agonizzava lì nella sua stanza.
Ma chi?
Attorno a lei, nell'oscurità, c'erano soltanto oggetti inanimati: mobili, carte, la bottiglia d'acqua sul comodino…

Poi in un lampo capì: la bottiglia!
Il gas, mescolato all'acqua, premeva per uscire dal tappo semichiuso e sfiatava a poco a poco, rantolando.
Hannah stava per ridere di sé e del suo abbaglio, ma qualcosa la trattenne: ripensò al suo incubo, al dolore irrisolto che ogni notte la afferrava alla gola mozzandole il fiato; e a quel punto il respiro affannoso della bottiglia le parve risuonare nell'oscurità di nuovo come un grido lancinante, un appello che poteva essere anche suo.

Tolse il tappo alla bottiglia, che subito smise di ansimare.
E il silenzio della notte si rimarginò di colpo attorno a lei, avvolgendola come una trapunta.
All'alba, il fiume nero del sonno le chiuse gli occhi, lentamente.