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CNNN e McDonald's vi adurano buon appetito.



Autore


Davide Pignedoli


Voce e commento
sonoro
Aaron Brancotti
 
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Davide
Pignedoli
Aaron Brancotti
 

 

Condannato a morte: l'esecuzione avverrà tramite suicidio.
È seduto sulla sedia bianca, l'unica della stanza, i gomiti appoggiati sul tavolo, e davanti a lui: la pistola con un colpo solo.
Sente la pelle sudata delle gambe appiccicata alla superficie di plastica liscia della sedia. Fa caldo, nella stanza.
In questo momento l'unico pensiero che gli attraversa la mente è che è stupido, stupido morire indossando una maglietta di McDonald's - sponsor dell'esecuzione - ed un paio di bermuda del carcere.
Si accarezza nervosamente il collo, la nuca. La mano si aspetta ancora il contatto morbido e confortante di qualche ciocca ribelle di capelli. Raccoglie invece la sensazione pungente del cranio rasato. Questa è l'unica
differenza tra lui vivo e lui che deve morire. Si sfrega la mano sulla coscia nuda, come per ripulirla.

La pistola era nel cassetto sotto il tavolo, chiuso a chiave; la chiave per aprire il cassetto nella busta che gli avevano consegnato prima che entrasse nella stanza.
Non aveva voluto vedere il prete. Tre guardie carcerarie erano venute a prenderlo nella sua cella. Non usciva da lì da settimane. Tenendolo per le braccia l'avevano condotto lungo il corridoio al neon, verso la stanza dell'esecuzione.
Il prete li aveva seguiti comunque per qualche metro; l'aveva benedetto da lontano. Lui si era istintivamente chinato, aveva piegato di lato la testa per schivare la benedizione.
Non stava opponendo alcuna resistenza, non era più tempo... ma una delle guardie l'aveva ugualmente strattonato in avanti.
In fondo al corridoio un medico gli aveva spiegato di nuovo, in poche parole, come eseguire la sentenza. Il direttore del carcere gli aveva consegnato una busta con la chiave del cassetto, e gli aveva levato le manette. Poi aveva aperto la porta della stanza e fatto cenno alle guardie di procedere.

La stanza era bianca, molto grande, senza finestre. Era rimasto immobile sulla soglia per qualche secondo.
Una mano sulla schiena l'aveva spinto in avanti.
La porta era stata chiusa dietro di lui. Lui dentro la stanza bianca, gli altri uomini - guardie, dottore, direttore, prete - fuori.
Si era voltato: non c'erano serrature o maniglie all'interno. Solo un rettangolo bianco quasi indistinguibile sulla parete altrettanto bianca.
Fuggire: non ci pensava più da tempo... non aveva idee. Forse non era più così intelligente come una volta. Il carcere gli aveva divorato pian piano il cervello.
Era rimasto per alcuni secondi fermo lì, in piedi, con la piccola busta della chiave in mano. Si sentiva stupido davvero. L'esecuzione era un'enorme cazzata. Sul tavolo c'era un'altra busta, più grande.
Avrebbero potuto dargli almeno un vestito decente. Si era seduto sulla sedia bianca, di plastica, ed aveva aperto la busta grande.

Dentro c'erano una copia della sentenza ed un foglio di istruzioni. La sentenza l'aveva sfogliata in fretta, senza interesse. Era identica a quella che gli era stata letta in tribunale due mesi prima.
In un qualche modo erano riusciti a riassumere tutta la sua vita in cinque pagine di resoconto di un crimine e conseguente condanna. Non si sentiva in grado di aggiungere nulla; tutto era perfettamente razionale ed assolutamente vero. Ogni singola parola sembrava scritta da lui, quel lui con i capelli rasati a zero.
La vita di prima non la ricordava quasi.
Le istruzioni invece spiegavano come aprire il cassetto - con la chiave nell'altra busta, ovvio, - davano qualche dettaglio tecnico sull'arma che gli era stata fornita, spiegavano cosa fare e come farlo.
Il foglio delle istruzioni lo invitava a fare le cose con la massima calma.
Avrebbe dovuto aprire il cassetto, prendere la pistola, infilare in bocca la canna dell'arma, puntare appena verso l'alto.
Non avrebbe provato alcun dolore se avesse fatto le cose con calma, come indicato nelle istruzioni, come rappresentato nell'unica figura che c'era sul foglio, scritto in caratteri grossi. Si era chiesto se per caso fino a quel giorno avessero giustiziato solo degli idioti.
Anche senza tutte quelle istruzioni, quelle esortazioni alla calma, lui avrebbe fatto le cose nella maniera corretta. In realtà: nell'unica maniera possibile.
Sarebbe morto all'istante, se non altro. A patto che - recitavano le istruzioni - non tentasse di spararsi alla tempia o al cuore.
Doveva semplicemente ficcarsi in bocca la pistola e.

Fa una smorfia, ha le mani sudate. Fa davvero caldo nella stanza. Asciuga il palmo della mano sulla maglietta di McDonald's e prende di nuovo in mano la pistola. L'arma è più pesante di quanto si aspettasse. Non ne ha mai tenuta una in mano, anche se sulla sentenza è scritto che lui ha sparato.
Si china appena in avanti e ne prende in bocca la canna, tanto per sentire il sapore. È un gesto rapido, non vuole sparare ora, solo sentire il sapore.
Ha un gusto metallico, gli piace. Quasi come quando da bambino succhiava le monete o i pezzi di ferro.
Tende il braccio e osserva la pistola da diverse angolazioni. Gli piace anche la sensazione di avere un'arma in mano. La punta verso la porta, restando seduto.
Sorride alla telecamera della Cnn che lo inquadra da un angolo, finge di sparare anche a quella. Telecamera del cazzo. Maglietta McDonald's del cazzo. Bermuda del cazzo. Caldo del cazzo.
Prende in bocca la pistola e spara.