Regala questo racconto a qualcuno > e-mail <

@2001 Voices.it

 

Miao - grafica di G. Sommariva
Autore
e Voce
Paola Fantaguzzi
   
Download MP3 di MiaoStreaming audio di  Miao
Paola
Fantaguzzi
   

 

C'era una volta...
Non iniziano forse così tutte le storie? C'era dunque una volta, in un tempo qualunque, una terrazza candida. Sopra la terrazza un cielo immenso. Su quella terrazza viveva un uomo con in capelli bianchi, morbidi come piume. Era un uomo che aveva vissuto così a lungo che ormai non aveva più passato.
E la storia finisce qui. Nulla, nessuna immagine, nessun nome faceva affiorare i ricordi nella sua mente.
Sedeva su una sdraio, al sole, con un gatto sulle ginocchia. Il gatto era piccolo e malato e l'uomo, da mesi ormai, lo curava con infinita tenerezza, lo accarezzava, lo nutriva e lo chiamava dolcemente e semplicemente Miao. Gli occhi iridescenti del gatto si specchiavano in quelli velati dell'uomo ed in quello sguardo senza parole egli ritrovava finalmente la pace delle montagne innevate che aveva abbandonato anni prima e che ormai non ricordava più.
Una donna saliva sulla terrazza più volte al giorno e si comportava come se fosse di casa. Sedeva accanto all'uomo mentre lui mangiava il cibo senza sapore che lei gli aveva portato. Sedeva e parlava di persone sconosciute che lei chiamava i nostri figli. Sedeva e gli chiedeva di pensare ad un passato che non era mai esistito. A volte arrivavano dei bambini chiassosi, forse sempre gli stessi, forse no. L'uomo cercava lo sguardo della donna ed aspettava paziente che lei gli dicesse i nomi di quei due bimbi. Allora parlava con loro e loro ridevano sentendosi appagati da quell'amore immemore. La donna sedeva accanto a lui per un po'. Una donna sconosciuta, eppure così nota. Per non ferirla lui la guardava teneramente e le rivolgeva gli stessi discorsi di nuvole che piacevano tanto ai bambini. A volte la donna andava via e l'uomo poteva finalmente ritrovare la pace dello sguardo del gatto, la morbidezza del suo pelo grigio e ritornava, per un poco, ad esistere.
A volte la donna lo rimproverava con durezza. C'erano delle cose che bisognava fare. Cose strane come cambiare i vestiti o camminare fino al negozio in fondo alla strada per scambiare pezzetti di carta consumata con sacchetti pesanti pieni di cose inutili e senza nome. Lui la seguiva docile. Durante il percorso non esisteva più nulla se non i sassi grigi della strada e l'allegria forzata della donna che si ostinava a chiamarlo con nomi che lui non aveva mai sentito ed a costringerlo ad essere allegro per non si sa quale motivo.
Poi, ancora per un poco, la pace dello sguardo magnetico e dolce del gatto.
Il gatto non si allontanava mai dalla terrazza. Quando l'uomo veniva portato via lui rimaneva lì ad aspettare. A volte per poche ore, a volte per settimane. E l'uomo, ovunque fosse, ogni tanto guardava in basso e chiamava piano piano: "Miao". Pianissimo. Quasi solo un pensiero, per non farsi sentire da nessuno se non da lui.
Quando l'uomo e il gatto riuscivano a rimanere soli, quando per caso non erano sopraffatti dal torpore del pomeriggio, allora lasciavano scorrere nelle loro menti gli stessi suoni e le stesse immagini senza parole. A volte appariva una bambina che cantava lunghe tiritere senza senso. A volte scorrevano immagini di stambecchi e si sentiva il rimbombo dei loro salti sulle rocce. O code di lucertole staccate e ciotole di cibo marrone. C'era anche una donna giovane che reggeva felice un bimbetto dagli occhi vivaci e suscitava dense emozioni. Nella mente dell'uomo c'era come la sensazione che tutto questo una volta fosse esistito. Ma quando? E lui cosa c'entrava con quelle immagini? Allora fissava gli occhi verdi del suo Miao e si abbandonava all'immensa tenerezza che gli permetteva di essere ancora vivo. E quando la donna saliva sulla terrazza lui la guardava e reclinando un poco il capo le diceva semplicemente :"miao".
Vorrei poter non scrivere la fine della storia.
Perché un giorno l'uomo fu portato via e legato ad un letto accanto al quale la bambina che una volta cantava tiritere senza senso lo sgridava e gli teneva ferme le mani perché non si togliesse degli stupidi tubetti dal naso. L'uomo continuava a dire che gli occhiali non si mettono nel naso e che non bisogna tenerli su quando si è a letto altrimenti si rompono. Ma la bambina insisteva e gli teneva strette le mani, senza tenerezza. Solo con rabbia e dolore.
E così l'uomo si distrasse e si dimenticò di guardare in basso e di chiamare pianissimo: "Miao".
E quando il bambino con gli occhi vivaci arrivò, nella mente dell'uomo non passavano più nemmeno immagini senza nome…
Qualche giorno dopo la donna e la bambina che una volta cantava tiritere tornarono insieme sulla terrazza assolata e cercarono Miao per ritrovare nei suoi occhi cangianti un po' della tenerezza dell'uomo dai capelli bianchi come piume, ma il gatto non c'era più.
Non c'era più nulla da aspettare.
Miao è andato via e non è più tornato.