C'era
una volta...
Non iniziano forse così tutte le storie? C'era dunque una volta,
in un tempo qualunque, una terrazza candida. Sopra la terrazza un cielo
immenso. Su quella terrazza viveva un uomo con in capelli bianchi, morbidi
come piume. Era un uomo che aveva vissuto così a lungo che ormai
non aveva più passato.
E la storia finisce qui. Nulla, nessuna immagine, nessun nome faceva
affiorare i ricordi nella sua mente.
Sedeva su una sdraio, al sole, con un gatto sulle ginocchia. Il gatto
era piccolo e malato e l'uomo, da mesi ormai, lo curava con infinita
tenerezza, lo accarezzava, lo nutriva e lo chiamava dolcemente e semplicemente
Miao. Gli occhi iridescenti del gatto si specchiavano in quelli velati
dell'uomo ed in quello sguardo senza parole egli ritrovava finalmente
la pace delle montagne innevate che aveva abbandonato anni prima e che
ormai non ricordava più.
Una donna saliva sulla terrazza più volte al giorno e si comportava
come se fosse di casa. Sedeva accanto all'uomo mentre lui mangiava il
cibo senza sapore che lei gli aveva portato. Sedeva e parlava di persone
sconosciute che lei chiamava i nostri figli. Sedeva e gli chiedeva di
pensare ad un passato che non era mai esistito. A volte arrivavano dei
bambini chiassosi, forse sempre gli stessi, forse no. L'uomo cercava
lo sguardo della donna ed aspettava paziente che lei gli dicesse i nomi
di quei due bimbi. Allora parlava con loro e loro ridevano sentendosi
appagati da quell'amore immemore. La donna sedeva accanto a lui per
un po'. Una donna sconosciuta, eppure così nota. Per non ferirla
lui la guardava teneramente e le rivolgeva gli stessi discorsi di nuvole
che piacevano tanto ai bambini. A volte la donna andava via e l'uomo
poteva finalmente ritrovare la pace dello sguardo del gatto, la morbidezza
del suo pelo grigio e ritornava, per un poco, ad esistere.
A volte la donna lo rimproverava con durezza. C'erano delle cose che
bisognava fare. Cose strane come cambiare i vestiti o camminare fino
al negozio in fondo alla strada per scambiare pezzetti di carta consumata
con sacchetti pesanti pieni di cose inutili e senza nome. Lui la seguiva
docile. Durante il percorso non esisteva più nulla se non i sassi
grigi della strada e l'allegria forzata della donna che si ostinava
a chiamarlo con nomi che lui non aveva mai sentito ed a costringerlo
ad essere allegro per non si sa quale motivo.
Poi, ancora per un poco, la pace dello sguardo magnetico e dolce del
gatto.
Il gatto non si allontanava mai dalla terrazza. Quando l'uomo veniva
portato via lui rimaneva lì ad aspettare. A volte per poche ore,
a volte per settimane. E l'uomo, ovunque fosse, ogni tanto guardava
in basso e chiamava piano piano: "Miao". Pianissimo. Quasi
solo un pensiero, per non farsi sentire da nessuno se non da lui.
Quando l'uomo e il gatto riuscivano a rimanere soli, quando per caso
non erano sopraffatti dal torpore del pomeriggio, allora lasciavano
scorrere nelle loro menti gli stessi suoni e le stesse immagini senza
parole. A volte appariva una bambina che cantava lunghe tiritere senza
senso. A volte scorrevano immagini di stambecchi e si sentiva il rimbombo
dei loro salti sulle rocce. O code di lucertole staccate e ciotole di
cibo marrone. C'era anche una donna giovane che reggeva felice un bimbetto
dagli occhi vivaci e suscitava dense emozioni. Nella mente dell'uomo
c'era come la sensazione che tutto questo una volta fosse esistito.
Ma quando? E lui cosa c'entrava con quelle immagini? Allora fissava
gli occhi verdi del suo Miao e si abbandonava all'immensa tenerezza
che gli permetteva di essere ancora vivo. E quando la donna saliva sulla
terrazza lui la guardava e reclinando un poco il capo le diceva semplicemente
:"miao".
Vorrei poter non scrivere la fine della storia.
Perché un giorno l'uomo fu portato via e legato ad un letto accanto
al quale la bambina che una volta cantava tiritere senza senso lo sgridava
e gli teneva ferme le mani perché non si togliesse degli stupidi
tubetti dal naso. L'uomo continuava a dire che gli occhiali non si mettono
nel naso e che non bisogna tenerli su quando si è a letto altrimenti
si rompono. Ma la bambina insisteva e gli teneva strette le mani, senza
tenerezza. Solo con rabbia e dolore.
E così l'uomo si distrasse e si dimenticò di guardare
in basso e di chiamare pianissimo: "Miao".
E quando il bambino con gli occhi vivaci arrivò, nella mente
dell'uomo non passavano più nemmeno immagini senza nome…
Qualche giorno dopo la donna e la bambina che una volta cantava tiritere
tornarono insieme sulla terrazza assolata e cercarono Miao per ritrovare
nei suoi occhi cangianti un po' della tenerezza dell'uomo dai capelli
bianchi come piume, ma il gatto non c'era più.
Non c'era più nulla da aspettare.
Miao è andato via e non è più tornato.