"Bene
signor Kevin, si rilassi ora.
Non proverà alcun dolore, vedrà tutto finirà e
ricomincerà in un attimo.
Chiuda gli occhi e conti con me.
Uno, due, tre..."
Non ho ricordi del passaggio.
Solo la coscienza di un "prima", una sequenza di luce buio
e ancora luce, e poi profumi suoni e colori che chiamavo con altri nomi.
Quello che sono stato è rimasto nell'unità di trasferimento,
qualcuno se ne prenderà cura.
Non so cosa ne faranno di quel corpo, ho firmato per non saperlo.
Del resto non avrò più modo di incontrarmi, non di persona,
almeno.
Non per altri dieci anni.
Chi ha accettato di ospitarmi non mi conosce.
Così come io non conosco lui o lei, non lo so.
Imparerò ad apprezzare o detestare la sua vita fino al prossimo
passaggio, fra dieci anni, se l'ospite rimarrà in vita sino ad
allora.
Al contrario avvertirò ancora la luce il buio e di nuovo la luce,
attraverso lo sbattere di ciglia del prossimo ospite.
Sono
questi i termini del contratto.
Mi hanno garantito una permanenza come costrutto cosciente, ospite delle
zone cerebrali inutilizzate di donatori viventi, e un completo accesso
ai loro input sensoriali. Fino a quando una mia cellula staminale mi
riprodurrà allo stato adulto; così come ero a vent'anni.
Donazione...
Strano come si siano ribaltati i termini.
Eravamo noi a dare una speranza di vita a chi restava.
Ora sono i vivi che ricambiano il piacere, previo pagamento, naturalmente.
Li chiamano "donatori", io preferisco chiamarli "ospiti".
Ma non è tempo per pensare agli anni a venire, devo fare i conti
con gli schemi di decodifica della realtà del mio ospite, con
le sue modulazioni chimiche e fisiche agli stimoli esterni.
Un piccolo prezzo, a pensarci, per continuare a vivere questa illusione
di vita.
Il
bianco e cromo della stanza del passaggio, vista dai suoi occhi hanno
il colore di quello che riconoscevo nel grano d'agosto, e nella terra
che lo cresceva; e la superficie del lenzuolo, liscia sotto le sue dita,
ha la ruvidezza che aveva il mio mento prima di radermi.
Ma è normale sia così.
Ne ero stato avvertito.
Questa è la sua realtà, non devo dimenticarlo.
Non devo dimenticare che la rosa è solo un nome, e il suo profumo
una pura convenzione.
E che io resterò così.
Un pensiero cosciente accanto ai suoi pensieri, schermato e isolato
dai suoi vecchi ricordi e nessuna possibilità di scambio di informazioni.
Sarò solo, quaggiù, in questo non luogo che è quanto
di più simile all'immortalità possa esistere.
Che è l'unica via di fuga al morire che possa offrirmi la tecnologia
oggi.
Ora è l 'ospite che vede e sente per me, ora è la sua
percezione del mondo ad essere la mia.
Ma
vivrò, per Dio!
Vivrò in silenzio, aggrappato ai suoi occhi a vedere il mondo
cambiare, e se necessario continuerò, di ospite in ospite, fino
a quando smetterò di fare da spettatore e muoverò le mie
nuove mani nella mia nuova realtà, nel mio nuovo corpo.
Respirerò di nuovo l'aria, la mia aria.
Ritroverò il profumo di melograno che il mio ospite riconosce
nei fiori di mandorlo, e gusterò nuovamente il suo caffè
riconoscendolo nell'amaro pastoso delle mie birre scure.
Vivrò rinchiuso qui, fino a quando l'ultimo passaggio sarà
nuovamente in me stesso.
Aspetterò gli anni necessari e lo vedrò fare l'amore e
godrò di quei momenti e dei suoi pianti.
Chiamerò la vita con i nomi che userà, accetterò
questa realtà, così illusoria e diversa dalla mia.
Così disperatamente unica, personale.
Sola.
E
forse dimenticherò chi mi è stato vicino e che non rincontrerò.
O non ricorderò quasi nulla di quanto ero, e a poco a poco l'ospite
arricchirà la mia vita, la completerà, modificando le
mie opinioni, le mie aspettative.
Avrò cento anni e cento vite a popolare il mio nuovo me stesso.
E potrò sempre scegliere di essere cancellato in ogni momento,
se questa vita spiata e non vissuta mi sarà insopportabile.
E
se sceglierò di morire ancora, chissà, magari sarà
solo un altro passaggio... e profumi e colori nuovi.
E perdita dei pensieri e un ricominciare con la mente vergine a immergermi
in Mayã, la vita, le sue illusioni.
Con gli occhi nuovi di un bambino.
© february
2002 Luigi Cristiano