Premessa
Non
so come comincerà questo romanzo e nemmeno come finirà.
sono sul treno e il suo 'ciuf-ciuf, bidong-bidong' mi ammalia, prendo
appunti su un taccuino regalatomi da mio padre, guardo dal finestrino
e aspetto la Francia. Mi piace scrivere così, come viene viene,
errori compresi (dimostrazione dell'imperfezione che siamo). Scrivere
non vuol dire per forza essere lì, vocabolario alla mano per
cercare paroloni da 'scrittore'. Alla fine siamo tutti scrittori, perché
tutti abbiamo da scrivere qualcosa e ci piace magari che gli altri la
leggano o magari nessuno: solo una cosa custodita per noi e basta.
Mi
trovo in uno scompartimento avvolto dal fumo delle sigarette, con molte
lattine vuote di birra sparse a terra. Le mie. I sedili sono in finta
pelle, plastica 'uso cartone', mi fanno sudare la schiena se mi appoggio
e il culo, che però deve farlo per forza.
Penso
a tutto e a niente.
Una
stazione dietro l'altra, città, monti e colline, paesi, campagna.
persone che si materializzano solo per un istante, gente di mezza età,
ragazzi, donne: anonimi forse nel loro stesso mondo.
2
Stazione.
Altra fermata.
Mi sporgo dal finestrino e osservo un po'.
Una ragazza ferma al binario con le sue valigie mi guarda. Sorride.
Mentre il treno riprende la spinta per il suo viaggio, mi saluta con
la mano. Ricambio il cortese gesto ormai in lontananza.
Chissà se la rivedrò? Non so niente di lei né lei
sa qualcosa di me. dove trovarla? come trovarci?
E' travolgente questa cosa. Tante volte, troppe, mi sono perso a pensarci.
Incontrare una persona e poi non sapere più nulla di lei, o lui
che sia.
Ricordo
un episodio in particolare. di qualche tempo fa.
Ero
in Francia anche allora, e precisamente a Beaune (città importante
per la vendita del vino) e nel mio girare euforico per le viuzze della
cittadina, vidi una ragazza.
Era bella, veramente bella.
Ma per bella intendo, oltre all'aspetto fisico, che muore subito, il
movimento. L'aspetto fisico è come una barzelletta, la prima
volta che l'ascolti ridi forse a crepapelle, la seconda sorridi e alla
terza rimani con un'espressione ebete in viso). Se c'è solo bellezza
non c'è niente. La bellezza però ha la capacità
di annebbiare il cervello delle persone, soffocandolo.
Una ragazza è bella quando sa muoversi, quando è pacata,
aggraziata, quando sa parlare, quando è un'esplosione muta, quando
è lei a creare l'ambiente e non l'ambiente a creare lei.
Questa
ragazza se ne stava seduta su una panchina e niente di più, ma
tutto sembrava confluire su di lei. Lei il quadro, tutto il resto la
cornice.
Cornice la strada, cornice le taverne, cornice il cielo, cornice la
piazza, cornice tutto quello che non era lei.
Beh,
mi buttai su una riflessione confusa ma che suonava più o meno
così:
"Il destino. Perché l'ho incontrata? Perché punto
i miei occhi su di lei? Mi piace sì, si muove bene, sembra calma.
ma perché, se poi non la rivedrò più? Quante probabilità
ho, seriamente, di rivederla? Chissà che sarà della sua
vita. Che farà? Chi si sposerà? magari questo ragazzo
che mi sta passando davanti. Ora non si conoscono ancora, però,
forse, un giorno, si incontreranno al McDonald's di New York... Morirò
prima io, o lei? Perché non mi presento? A volte basterebbe poco
per cambiare il senso o il vortice della vita. Le scelte infinite, le
vie, i percorsi innumerevoli che la vita ci presenta e gli innumerevoli
bivi di ogni scelta che prendiamo. Le nostre scelte sono la metà
delle possibilità. E così le scelte che non abbiamo preso."
Mi
persi a pensare in quest' oblio e quando mi ripresi lei non era più
là seduta. Dov'era andata? Non la trovavo nonostante ispezionassi
ogni centimentro quadrato dello spazio che avevo attorno.
Persa.
destino.
Magari
andrò a mangiare al McDonald's.
A New York.
Un
giorno...