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Sam's Town



Autore e
Voce
Beppe Giuliano


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Beppe
Giuliano


Nel bar della stazione di servizio c’è solo un viaggiatore accaldato, oltre alla barista che gli sta spillando una birra chiara.
Si apre la porta; col caldo entra anche, zoppicando, il vecchio che sedeva su un seggiolino pieghevole e guardava il giovane gestore rifornire le poche automobili di passaggio.
“Una anche per lui” dice il viaggiatore, indicando il vecchio. La barista spilla un’altra chiara e la posa sul bancone.
Il vecchio alza il boccale in segno di ringraziamento, sorseggia poi: “da dove vieni?”
Il viaggiatore si aspettava la domanda, ci sperava. Ha voglia di parlare con qualcuno: “Italia.”
“Già. In cerca di nostalgie della vecchia Strada Maestra?”
“Già,” e indica il poster appeso dietro la barista, un bellissimo vecchio distributore Sinclair dipinto da Hopper, “gas station.”
“Ce ne passava di gente, prima che facessero la nuova autostrada e ci tagliassero fuori.” La barista osserva il vecchio e sorride. Sa che adesso racconterà la sua storia, come sempre quando ne ha occasione.
“Allora ero io al posto di quel ragazzo, là fuori.” Guardano tutti e due fuori dalla vetrata, mentre la barista passa un panno sul bancone.
“Un giorno del ’53, l’otto luglio, caldo anche più di oggi. Si fermano due vestiti come federali, ma troppo smilzi per esserlo. Mi scusi, sir, mi dice quello più alto, uno con lo sguardo liquido. Quel sir mi insospettisce. Questi arrivano da est. Di solito da est non arriva niente di buono. Sa di chi è quel terreno subito prima di arrivare in città, sulla destra? Dev’essere di Sam, rispondo. Sa dove possiamo trovare questo Sam, sir?” Fa una pausa, per far capire che la prossima affermazione è riservata al viaggiatore: “Sam sono io.”
Il viaggiatore: “io sono Beppe.” Con un gesto abituale allunga la mano. Il vecchio lo guarda come fosse un candidato alla presidenza, con lieve imbarazzo comunque gliela stringe, poi riprende a raccontare.
“Perché gli chiedo io. Dobbiamo parlargli, fa quello alto.” Il vecchio si gratta la testa, esattamente come fece l’otto luglio ’53.
“Entro dentro al gabbiotto, allora non c’era questo bar lussuoso, e chiamo Jack, lo sceriffo. Lui sta bene, Heather?” chiede alla barista.
“Sta bene, Sam, sta diventando sordo e fa impazzire mamma, ma sta bene.”
“Intanto che aspettiamo Jack, gli offro da bere, due dottor Pepper. Faceva un caldo da morire, quel giorno. Arriva Jack, scende dall’auto, saluta, gli chiede come va, se sono di passaggio. Quello alto resta calmo come se avesse in mano quattro assi serviti. Gli dice siamo qui per cercare un certo Sam, sa dove abita? Jack allora gli chiede se Sam ha combinato qualcosa; l’alto scuote la testa, senza morire di fatica nel farlo, e dice dobbiamo solo parlargli. Allora Jack mi guarda, e io grattandomi la testa li invito a entrare tutti quanti, anche Jack, che diavolo, non ho niente da nascondere.”
Fa una pausa, da assetato. Il viaggiatore nota il bicchiere quasi vuoto, fa un cenno a Heather, che ne approfitta per dire, sorridendo: “ehi, Sam, il signore è di passaggio, non si è trasferito qui. Cerca di finirla prima che vada via, se ti riesce.”
“Visto che la ragazzina, qui, mi mette fretta, te la farò breve,…” e non gli viene il nome.
L’italiano sussurra “Joe” e intanto guarda la ragazzina che, malcontati, avrà quarantacinque anni buoni.
“Joe - il vecchio gli appoggia una mano sulla gamba - quelli erano due di una qualche maledetta agenzia privata, mandati da una società petrolifera che, sa il diavolo come, pensava ci fosse il petrolio nel mio terreno.”
Il viaggiatore ricorda di averli notati. Pozzi di petrolio ormai dismessi in un terreno sulla destra, lungo la vecchia strada, prima di arrivare in città.
“E così il vecchio Sam, qui, scopre di avere una fortuna sottoterra,” si batte sul petto poi assapora la seconda birra, bevendo lunghe sorsate.
Il viaggiatore lo osserva e pensa che non dà certo l’impressione del ricco petroliere, così a vederlo.
Sam posa il bicchiere sul bancone, fatica a riprendere il racconto: “poi, un mattino, verso la fine degli anni settanta, smise di venir fuori.”
“Così, di colpo?”
“Così. Com’era apparso, il petrolio sparì.”
“E tu?”
Sam sorride e si gratta la testa: “e io sono tornato qui, alla stazione di servizio. Siedo sullo sgabello, là fuori, e se qualcuno vuole visitare la città l’accompagno.”
“Prima di ripartire, un giro me lo farei volentieri.”
“Ti aspetto,” e Sam si alza e si avvia zoppicando verso l’uscita, mentre il viaggiatore finisce la birra e paga.
“Bel personaggio,” dice a Heather. “Dove sono finiti i soldi del petrolio?”
“Vada a vedere la città.” Sorride compiaciuta, e con orgoglio: “abbiamo un ospedale, una scuola, un campo da baseball con l’illuminazione notturna.”
Guarda fuori dalla vetrata: “questa è Sam’s town.”


(ispirato dal dipinto "Gas Station" di Edward Hopper e dalla canzone "Sam’s Town" di Kevin Welch).

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