Faccio fatica a scrivere. Ho le mani che mi tremano. Quel dannato portiere
notturno… dovrei ammazzarlo! Ma non posso farlo, non ancora.
Non so chi tu sia, ma se stai leggendo questi fogli probabilmente mi
avrai cercato. Non ho né amici né parenti, e non so che
cosa potrà rappresentare per te questo mio scritto. Un diario?
Forse un testamento? Già, forse il testamento di una vecchia
vita che sto abbandonando, per adempiere una convinzione che altri hanno
sempre ritenuto un'utopia.
C'è una parte di me che dopo tanti anni finalmente si è
risvegliata. Una parte che fino a due giorni fa non immaginavo nemmeno
di possedere. Tutta colpa loro, di quegli stronzi che un giorno hanno
deciso di sopprimere le mie idee!
Devo stare calmo, ormai loro fanno parte di un passato già morto.
Devo concentrarmi sul presente adesso, anche se questo comporta tornare
a quei giorni.
Posso cominciare col dire che…
II
… provava un desiderio e un'eccitazione indescrivibili al pensiero
di tornare immediatamente tra quelle quattro mura infernali e poter
adempiere alla sua missione.
Si trovava in quella camera d'albergo, sotto la fioca luce di un piccolo
lampadario. Stava seduto ad un vecchio tavolo di legno. Immagini e sensazioni
degli ultimi due giorni si inseguivano frenetiche davanti ai suoi occhi
e dentro la sua anima, e lui cercava di metterle tutte per iscritto.
Ma non era facile, perché tante cose erano accadute in un lasso
di tempo così breve da quando era tornato al suo paese; tante
cose aveva visto e tante ne aveva riviste.
Ordine! s'impose mentalmente. Calma e ordine!
Tutto poteva essere fatto risalire a quella notte serena di quasi due
giorni prima. Anche se il vero inizio andava molto, molto più
indietro nel tempo.
III
Si trovava a camminare per le strade di quel borgo antico. Tra quei
vicoli ciottolati, quelle case medioevali, quelle piccole finestre sbarrate
con graticci di metallo lavorati in intricati ghirigori, dai cui vetri
opachi filtravano luci soffuse.
Dalla strada principale si scorgevano, a est, il mare e il cielo che
lentamente si tingeva di scuro tra lo scintillio delle prime stelle,
mentre a ovest, stupende colline si stagliavano dolci nello spegnersi
del sole in un tramonto di porpora.
La cattedrale poggiava le sue fondamenta sulla collina più alta,
con il grande portale rivolto verso il borgo. Alla sua sola vista, durante
gli anni della sua fanciullezza, innumerevoli e tenebrose fantasie gli
riempivano la mente. Ma erano passati molti anni, e ora non poteva che
rimanere affascinato da quelle sinuose arcate gotiche, da quei finestroni
dai vetri colorati, dal suo portale in solido legno, in cui spiccava
in rilievo un'antica simbologia, il cui significato gli era ignoto.
Tornato al suo paese natio da pochi giorni, aveva appreso da un vecchio
del posto che la cattedrale era già sconsacrata ai tempi dei
suoi nonni, e che ora vi abitava solo un frate, il quale si prendeva
cura di qualche occasionale riparazione. Strane voci giravano attorno
alla figura di quest'uomo. Si diceva che di giorno si aggirasse nel
bosco vicino alla cattedrale, raramente lo si vedeva scendere al paese.
Di notte però, era chiara la sua presenza nell'antica chiesa,
perché dai finestroni uscivano deboli ma inconfondibili bagliori
tremolanti di candele.
Quell'indimenticabile notte si era ritrovato a percorrere la piccola
strada sterrata che portava alla collina più alta, forse attratto
dall'improvviso chiarore che filtrava attraverso i vetri colorati. Dieci
finestroni illuminati contemporaneamente, come se tutte le candele fossero
state accese nello stesso istante. E come poteva farlo un uomo solo?
Certo, potevano essere tutte luci artificiali, ma lui aveva seri dubbi
in proposito. Non vedeva alcun cavo elettrico arrivare alla cattedrale.
Continuò ad avanzare, curioso di discuterne con il frate. A quale
epoca risaliva quella cattedrale, chi l'aveva costruita, per quale motivo
era stata sconsacrata? Oscuramente intuiva che la risposta a questi
interrogativi avrebbe dato una svolta alla sua vita. Era quasi un trentenne
tutto casa e ufficio, senza nessuna figura femminile che si prendesse
cura di lui, o che almeno si prendesse cura della sua casa. Ma lui certo
non permetteva a se stesso di lamentarsi: era già un ragazzo
indipendente da quando, una decina di anni prima, aveva perso i genitori.
Immerso in questi pensieri era giunto a due alti pilastri in grossi
e vecchi mattoni, al cui interno erano ancora visibili antichi cardini
arrugginiti che un tempo dovevano sorreggere un grande cancello. La
facciata della cattedrale giganteggiava ad un centinaio di metri da
lì. Un lungo viale lastricato, accompagnato da alti siepi ai
suoi lati, arrivava quasi fino ai suoi piedi.
Come il suo corpo attraversò l'immaginario cancello e il suo
piede sinistro si posò sul primo lastrone di pietra, un gelido
soffio di vento gli fece accapponare la pelle. Si fermò. La brezza
persisteva e sembrava provenire dalla cattedrale, come se questa volesse
farlo tornare sui propri passi.
Esitò solo un paio di secondi, mentre strani pensieri gli attraversavano
la mente; poi, una strana forza interiore lo fece proseguire nei suoi
propositi e, pian piano, anche il vento andò scemando.
Camminava lentamente e i passi sulla pietra nuda risuonavano ovattati.
Il viale era largo circa un metro e mezzo; le siepi s'innalzavano attorno
a lui soffocandogli quasi il respiro. Cominciò ad avvertire uno
strano odore, come quello di stanze piene di polvere chiuse da anni.
Cercò di immaginare che razza di giardino potesse celarsi dietro
a quelle alte barriere di vegetazione: in paese si diceva che vi fossero
disseminate innumerevoli statue, raffiguranti forse antichi re o cavalieri.
Un lieve fruscio sulla sinistra lo fece girare, interrompendo il suo
cammino. Stette ad ascoltare qualche secondo, aspettandosi di veder
sbucare un animaletto notturno; ma non accadde niente.
Si guardò alle spalle e poi di fronte: doveva aver percorso una
ventina di metri. Non era nemmeno a metà viale, tuttavia si trovava
già a pensare al motivo stupido per cui si trovava lì.
Sembrava che la cattedrale lo stesse sfidando. I bagliori tremolanti
che attraversavano i finestroni parevano tanti occhi intenti ad osservare
il suo procedere. Non c'era dubbio: provava ora una certa soggezione
verso quel luogo così arcano. E se fosse tornato l'indomani mattina?
Avrebbe incontrato il frate di giorno, magari lo avrebbe trovato intento
a pregare
(la cattedrale è sconsacrata)
o comunque occupato in mansioni che non richiedessero necessariamente
le tenebre per essere adempiute. Ma ormai era lì, e non era più
un bambino.
Ricominciò a camminare, curante solo del fatto che lui era lì
in cerca di risposte, senza pensare a stupide leggende paesane. Tuttavia,
l'odore che aveva sentito poco prima andava ora peggiorando, come se
qualcosa nelle vicinanze si stesse decomponendo.
Tutt'intorno, di nuovo la gelida brezza.
Fruscio sulla destra. Lo stesso rumore di prima, ma più nitido.
Fruscio sulla sinistra. Girò immediatamente la testa da quella
parte, con gli occhi sbarrati. Aveva accelerato il passo. Mancavano
solo cinquanta metri al grande portone della cattedrale.
Ma che sto facendo?
Aveva forse paura che qualche strano essere notturno lo stesse seguendo?
Ancora il rumore sulla destra. Adesso, però, non per pochi secondi,
ma lungo, continuo nel tempo. La siepe cominciò ad agitarsi freneticamente.
Udì un respiro affannoso.
Ora basta! Si disse e si fermò. In quel momento scorse, nell'alta
vegetazione, un piccolo varco. Quel continuo fruscio proveniva proprio
da lì. Si abbassò per osservare meglio, ma il rumore subito
cessò. La sua curiosità lo spinse ad avvicinarsi ancor
di più a quel buco, ma si ritrasse quasi immediatamente, sopraffatto
da quell'odore di putrefazione che aveva avvertito poco prima. Aspettò
qualche secondo. Ma che cavolo c'è lì dietro?
Quando riportò gli occhi su quel varco, stava ad osservarlo la
spaventosa testa di un cane a denti digrignati, dalla cui bocca colava
bava bianca.
Le sue ginocchia cedettero e indietreggiò spaventato con le mani
dietro la schiena, annaspando forsennato con i piedi, mentre strascicava
il fondo dei pantaloni sul lastricato ruvido. Girò il busto per
potersi rialzare. Dall'altra parte, minaccioso, lo osservava un altro
cane.
Si girò ancora, con il respiro pesante di paura: è impossibile!
Poi una poderosa scarica di adrenalina gli diede la forza per rimettersi
in piedi, e cominciò a correre con tanta foga che cadde a terra
sbattendo la testa.
Si rialzò in meno di un secondo, un piccolo rivolo di sangue
che gli colava sulla guancia sinistra. Corse disperatamente verso il
portale della cattedrale, avvertendo sulle caviglie l'alito caldo dei
due… lupi! Sì, certo, erano dei lupi!
Aveva il fiato corto, il cuore gli pulsava frenetico nel petto. Forza!
Ancora pochi metri! Quelle mura, che ora gli apparivano così
lugubri, erano per lui l'unica salvezza da una morte quasi sicura. Sperava
soltanto che il portale che stava per raggiungere fosse aperto; in caso
contrario… non voleva nemmeno pensare alle alternative.
Strane figure scolpite sui gradoni accompagnavano la sua folle corse
sulla grande scalinata, quando, come se qualcuno avesse percepito i
suoi pensieri, il portale, lugubremente cigolando, cominciò lentamente
ad aprirsi; dall'interno, un inquietante bagliore arancione.
Catapultò il proprio corpo dentro alla cattedrale e si ritrovò
carponi a scivolare su di una superficie di marmo liscia e gelida. Quando
si fermò, lanciò uno sguardo dietro di sé: all'esterno,
più nessuna traccia dei lupi; soltanto il viale e le siepi avvolti
dalle tenebre.
Un accordo assordante gli esplose alle spalle. Si voltò: un altare
di marmo finemente rifinito stava su di un rialto al centro di una vastità
colossale, invasa dalle innumerevoli e lunghissime canne di un organo
da chiesa da cui proveniva quel tetro frastuono. Sopra, un rosone di
circa due metri di diametro,
(ma non è dalla parte sbagliata?)
raffigurante la stessa identica simbologia riportata sul portale.
Il suono si spense di colpo.
Con un'eco infinita risuonò l'assordante sbattere del portale
che veniva richiuso.
Si voltò all'istante, scorgendo sull'uscio i due lupi seduti
a fianco di una persona che portava una tonaca marrone stretta alla
cintola da un cordone bianco.
"Non a tutti è permesso entrare qui", disse con voce
roca il frate con la testa di un lupo.
E poi, le tenebre.