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Silenzi

Autore
Paola Fantaguzzi

Voce
Susanna Gianpistone
 
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Fantaguzzi
Susanna
Gianpistone
 



La Madre serviva in tavola senza dire nemmeno una parola. La solita cena senza sapore. Riempiva i piatti sempre nello stesso rigidissimo ordine. Per primo quello del Padre, poi il Fratello Maggiore, poi Se Stessa e infine la Figlia Minore.

Il Fratello Maggiore raccontava, come ogni sera, aneddoti dell'università. La Sorella Minore, seduta davanti a lui, lo guardava pendendo dalle sue labbra e insieme provando una rabbia inspiegabile e violentissima.
Il Padre sapeva come farlo tacere. Allungò una mano e accese il piccolo televisore in bianco e nero che stava sul mobile.
Lo schermo minuscolo, uno o due pollici da neonato, nemmeno. Nessuno riusciva e seguire le immagini anche per via della posizione. Ma le parole che uscivano da quell'oggetto quasi anacronistico coprivano completamente il monologo del Fratello Maggiore.
Quel televisore era arrivato in casa tanti anni prima, inaspettatamente, dentro a una grossa scatola. Le sue dimensioni ridottissime lo rendevano allora una novità. Arrivò in quel periodo in cui il Padre occupava ancora una posizione corruttibile. Si arrabbiò molto, lo ricordavano tutti. Tentò di restituirlo ma il televisore tornò.
Dopo poco il Padre fu trasferito in un ufficio inutile.
Il Fratello Maggiore, a tratti, cercava di sovrastare la voce tecnologica. A tratti taceva.
La Madre si sedeva a tavola solo per brevi momenti. Del resto i suoi piatti erano sempre quasi vuoti, così come quelli della Figlia Minore.
Per decreto assoluto della Madre nessuno poteva alzarsi da tavola fino a quando il Padre non aveva terminato il suo pasto. Il Padre invece si alzava quando voleva, anche se gli altri stavano ancora mangiando, e andava ad occupare il suo posto sul divano, davanti al grande tv color nuovo. Telecomando ben stretto in mano. Il potere.
Il Fratello Maggiore si alzava subito dopo. A volte andava nella sua camera, a volte occupava la poltrona accanto al Padre, in silenzio. Guardando le immagini e ascoltando i suoni emessi dalla macchina.
La Figlia Minore si alzava il più silenziosamente possibile e si rifugiava nel bagno dove presto la Madre veniva a stanarla perché compisse il suo dovere: sparecchiare la tavola, rassettare la cucina. Perché questo non veniva mai chiesto al Fratello Maggiore? A lei non pesava il lavoro ma l'ingiustizia.
Terminati gli incarichi la Figlia Minore andava nella sua camera. Si concentrava, per escludere dalla sua mente i suoni provenienti dal televisore e si immergeva in un libro. Finalmente luce, calore, parole, significati, persone …
Ma presto la Madre veniva a prenderla. "Siamo una famiglia e dobbiamo stare tutti insieme. Vieni a vedere la televisione con noi."
Il Padre sdraiato sul divano. Il Fratello Maggiore e la Madre sulle loro poltrone. La figlia minore a volte accoccolata ai piedi del Padre, a volte su un bracciolo della poltrona della Madre. Guardava il video senza vederlo, immersa nei suoi pensieri.
Dopo un poco poteva fingere di avere sonno.
Nella sua camera spalancava la finestra sull'aria gelida della città. Guardava giù. Solo tre piani. Non erano sufficienti. Imprigionava nella gola l'urlo che conteneva da sempre per non spezzare il silenzio della famiglia. Rimaneva distesa nel buio. Se si fosse reimmersa nel libro la Madre sarebbe venuta a prenderla o a spegnere la luce. Rimaneva distesa nel buio soffocando l'urlo in fondo alla gola.