Parte
della stanza e delle sue cose si riflettono sulla vetrinetta della credenza.
Lì, adesso, sono sgranati i miei occhi: a fissare bicchieri,
tazze e piatti in bella mostra; e a contemplare, più in fondo,
le immagini specchiate di pere, mele e pallidi limoni che riempiono
la cesta di vetro, al centro della tavola.
Le
cose vivono in funzione degli uomini e per mezzo di loro. Ma in questo
momento sono da me spaiate. Ed io sto, solo ed immobile, in una sedia
della camera da pranzo: prigioniero dell'apatia calata; tutt'uno con
la opacità della stanza.
Seduto
in abbandono, ho le braccia fissate sulla tavola e lo sguardo perso.
D'un tratto, sorprendo il mio volto; è specchiato nella vetrinetta
della credenza: come natura morta.