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E'
di desiderio che la mia voce ti parla. E' il corpo del desiderio, il significato
di una storia che da tempo non vive più. Parole di nostalgia, di
seduzione ti arrivino attraverso la mia voce. Non uno scritto, non un
dono, non un incontro di sguardi. Solo voce e poi suoni e pause.
La mia voce ridice la fine, ripete l'assenza, la mancanza di ritorni gioiosi,
penosi o maledetti. La mia voce dice a tutti che non voglio, anche se
incredulo il desiderio sussiste.
Un'eco dal passato. Un fantasma che balugina. Lontana eppure vicina, fragile
eppure incisa, calda eppure già morta, evocatrice eppur nata alla
solitudine.
D'un tratto stamani si libera. Una distrazione, uno sbaglio e il fantasma
prende corpo. Ora agita anche te. Alimenta la tua immaginazione, i ricordi
danzano inesorabilmente, i sensi assopiti si risvegliano. I pensieri ripercorrono
veloci gli spazi della memoria. Niente oggi ti distoglie da questo ascolto,
da questo miraggio sonoro. Non il nulla ma l'altrove.
Non organizza discorsi, non dice di logiche, di scelte, di obblighi. E'
solo un frullo d'ali, un tocco leggero che crea straniamento.
Non temere, seppure gridasse, non varcherebbe di un tanto lo schermo della
memoria.
Pianto disperato o tenue lamento non potrebbe uscire dagli argini di questi
caratteri. Inesorabile si fissa, si stampa, s'ammuta.
Internet. 10.05.01
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