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Venuta dal mare.  Besa editrice 2002 - In copertina: acquerello e pastello di Sara Scaramelli.




Autore
Mirella Floris




Voce
Ermes Scaramelli








Leggi la presentazione di Maurizio Bernardelli Curuz
Venuta dal mare.  Besa editrice 2002 - In copertina: acquerello e pastello di Sara Scaramelli.
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Mirella
Floris
Ermes Scaramelli
VENUTA DAL MARE
BESA editrice 2002
 
In copertina: acquerello e pastello di Sara Scaramelli.

Capitolo 1.

Alba: basse luci sulla spiaggia umida di rugiada. Dalla risacca, lenti sospiri verso il paese ancora assopito. Annuncio d'un buon mattino che si spande mollemente sul cielo chiaro: spicchi crescenti di luce sui tetti, dentro i viali alberati, nel cuore dei paesani affannati, sopra la delusa noia degli ultimi turisti. L'estate è ormai alla fine, troppo presto fuggita via. Studenti in cerca di avventure straordinarie - sul collo la ripresa imminente della scuola - trascinano sgocciolii di vacanze. Commercianti mai sazi s'apprestano a bilanci di fine stagione.

L'uomo si era alzato presto, stanco di rigirarsi inutilmente tra le lenzuola alla ricerca di un sonno tardivo. Decise di uscire dalla pensione dove alloggiava, di fare una passeggiata. Indossò tuta, scarpe leggere, berretto a visiera. Scese silenzioso, aprì piano la porta: piccolo brivido al fresco dell'alba. A passo svelto raggiunse il porticciolo. Partiva sempre da lì: percorrendo il lungomare, raggiungeva l'altro borgo, dove prendeva il cappuccino dopo aver respirato di gusto l'aria del mattino.
La spiaggia era deserta. Fra qualche ora il brulichio dei corpi seminudi avrebbe steso sulla sabbia un tappeto formicolante.
Oreste Valle passeggiava svelto. Il mare brillava qua e là tra macchie di grigio-azzurro, pian piano espelleva la notte. Oreste volse lo sguardo arrossato dall'insonnia sulla distesa marina, spiando l'avanzare del giorno. Cominciava a sentirsi meglio; il vigore tornava.
Si fermò un attimo: laggiù, sul bordo della risacca, proprio sull'orlo spumeggiante, una massa informe emergeva parzialmente dall'acqua.
Incuriosito, affrettò il passo. Man mano che si avvicinava, la "cosa" prendeva forma:
"Oh Dio, sembra un corpo! " disse tra sé
Corse: forse poteva dare aiuto.
Ormai vicinissimo ebbe conferma della sua impressione:
" Sì, sì, è proprio un corpo!".
Si avvicinò, si chinò:
"E' una donna; si sarà sentita male" pensò.
Guardò meglio: non c'erano più speranze. Era rigida, esangue.
Un braccio si allungava verso la spiaggia quasi a volersi aggrappare; la testa a tratti emergeva dall'onda che si ritraeva; dagli occhi vitrei, una domanda ormai congelata si rivolgeva al cielo indifferente.
Oreste rimase a guardarla: era sulla cinquantina, ma ancora bella. Il leggero gonfiore delle guance indicava che era morta da parecchie ore.
Gli abiti, quasi intatti, escluso uno strappo sulla manica sinistra, mostravano una certa eleganza; anche l'unica scarpa, rimasta sul piede destro, nonostante la lunga immersione, tradiva una buona fattura. "Bisogna guardare le scarpe per essere certi del gusto di una donna", pensò assurdamente.
Si decise a toccarla: la prese per le spalle e la trascinò all'asciutto. Era leggera. Ne sentì pena.
Il sole si stava alzando: l'ombra dell'uomo s'allungava sulla spiaggia, lo mostrava imponente.