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Tocco
le tegole del tetto, dal terrazzo volante, mi sporgo dal cielo e vedo
più sotto un volo breve, troppo, non abbastanza per ricordare,
non abbastanza per sentire l'abbraccio del vento.
Stringo la coperta, mi siedo all'ombra del sole freddo, all'ombra della
schiena voltata, all'ombra dei miei pensieri.
Salgono come una piena calda e sulle guance si sciolgono piano, le lacrime,
piccoli iceberg di cuore che i nodi mai sciolti trasformano in gocce.
Passano minuti ed ore, la coperta è fredda, ora sono stanca e vorrei
solo chiudere gli occhi, non sentire il peso di questo momento.
Bambina all'angolo di antichi castighi e impossibilità di concedermi
a me stessa, non più girotondo d'innocenza ma verità di
specchi che si riflettono all'infinito dentro fuori, dentro fuori fino
a sfumare attraverso i colori delle lacrime.
Vorrei solo di nuovo quella mano nei capelli, la carezza che sa di casa,
voci consuete che si rincorrono, spente dagli anni passati, che qui non
ascolterò più.
Non basta più il calore della coperta, voglio uscire, torno a casa.
Solo un pensiero per il viaggio di ritorno: aria nell'aria, un breve volo,
e poi..rabbie sciolte lasceranno il posto a scomode quotidianità,
i fantasmi torneranno, non c'è nessuno tranne me stessa a cacciarli
via.
Salirò ancora questi piani e dalla terrazza volare nove piani sotto,
tegole di muschio verde sconnesse dopo l'ultima carezza.
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