Quasi
un orgia
di micapensieri.
Notturniamo sconvolti.
A pezzi a pezzi
ci rifacciamo
il passato.
Fuori e dentro
scorie d'inverno
a torturarci.
Cosa
ci sta passando
addosso?
Possiamo,
sappiamo
incamminarci
rianimarci
ancora
in questo nostro
gelo quasi disgelo?
Lent'assorta
frequenza
accidiosa
della luna.
Un po' di maestria
nell'aspettare
qualche alba diversa,
qualche segno.
Carezze
come perdoni.
Luci di quasi candela.
Toni
quasi smorti
ascoltandoti
ed ascoltandomi
parlare ancora.
Ruzzolano
le consonanti
delle nostre parole
e scheggiano frasi
di tenerezza.
E
quella rosa
da tavola, in mezzo
a contrattare.
Io
posso.
Tu puoi
ancora una volta
riscarrozzare
tra vie e prati
e progetti andati
e nonsensi
i "non so"
di questa vita nostra?
E' l' ora dei cappotti.
Lasci la mancia sgualcita
al cameriere
che ha rantolato sorrisi
per tutta una gran serata.
Nottedigatti
fuori
appesi all'indefinibile
cielo
sfatto
di tetti
vuoti.
Mugugno
di stelle
rilucidate.
E come è lucido
questo scarso universo
che ci vede
camminare
tra vicoli impelagati
in discorsi sbarrati
e divenuti ciechi.
Ma
i "non so" a coppie
si ricongiungono sempre
ritrovandosi nei dispetti
andati, a scarruffare muri
e a trovare alveari
di promesse scadute
Averti
negli occhi
non basta
non basta averti
negli sconvolgimenti
del mio cuscino
nella notte che si spacca
a metà.
Tra la veglia ed il sonno
ti tradisco ancora
ed
è un peccato
ma mansueto.