Il silenzio è reale.
E le parole non sono mai abbastanza veloci.
Tutte le nostre vite...
sono verbi all'infinito da coniugare al singolare.
Ma ?Io sono? è solo una finzione grammaticale,
l?esperanto della ragione.
Perché
arriva sempre troppo tardi la comprensione.
Come ogni confessione.
In punto di morte.Ci manca la voce.
E la verità non si può tramandare.
Ma
il silenzio è reale.
Tanto che a volte non si può guardare.
Mentre si dà la morte precoce di ogni condizionale.
?Io sarei? ?Io vorrei? ?Io potrei?:
onomatopee delle occasioni mancate.
Tutte
le nostre vite..
sono verbi all?infinito dal destino irregolare.
Così:
Amare. Sapere. Morire.
Divengono ossimori se gli andiamo vicini.
Nei loro ghetti semantici
dove ci hanno portato come stranieri,
come razze inferiori: come idiomi
e idioti incomprensibili.
Ma
quale civiltà?
La nostra lingua è piena di roghi,
piena di tribunali.
Andiamo a caccia di streghe:
parafrasando il domani,
cancellando lo spazio vuoto tra le righe
dove ci nauseano voli pindarici
e vaneggiano punti interrogativi.
Alleati
degli aggettivi più improbabili:
democratici, tolleranti, compassionevoli.
Siamo
false filosofie
che praticano la castità della ragione.
False
religioni
con il gusto dell?imperdonabile.
Siamo
immense solitudini
sdraiate al sole
come pecore educate.
Bianchissime
colonne vuote.
Invece
il silenzio è reale.
Irreparabile.
Come la diaspora delle nostre parole
nel pronunciare l?impronunciabile
fino alla fine,
fino a Domani.
Quel
domani che non viene mai..
perché non viene!